Manhattan regista, sceneggiatore, attore dvd8 1979 commedia
   (Mahattan)

Regia: Woody Allen
Sceneggiatura.: Woody Allen & Marshall Brickman
Fotografia: Gordon Willis
Scenografia: Mel Bourne
Costumi: Albert Wolsky
Musiche: George Gershwin
Montaggio: Susan E. Morse

Dramma in cadenze leggere di commedia: la summa di W. Allen di cui è per molti critici e spettatori il film preferito, quello che resterà. Agli Oscar, infatti, non fu nemmeno nominato.

Interpreti: Woody Allen (Isaac Davis), Diane Keaton (Mary Wilke), Mariel Hemingway (Tracy), Meryl Streep (Jill), Michael Murphy (Yale), Wallace Shawn (Jeremiah)

Nazione: USA
Produz: United Artists
Distribuz.
Columbia Tristar Pictures
Durata:
96', colore
Genere: commedia

Filmografia

La Trama:

Episodi sentimentali nella vita sessuale di uno scrittore televisivo di New York la cui ultima moglie (M. Streep) l'ha abbandonato per una donna. In questo poema d'amore per una Manhattan interiorizzata e sognata, calata nel sublime bianconero di Gordon Willis o accarezzata dalle canzoni di George Gershwin, più che la vicenda contano i personaggi e il tono con cui sono raccontarti. Dramma in cadenze leggere di commedia: la summa di W. Allen di cui è per molti critici e spettatori il film preferito, quello che resterà. Agli Oscar, infatti, non fu nemmeno nominato.

APPROFONDIMENTI:

Gross: $39.9m (USA), SEK 4,029,440 (Sweeden)

 


 

Premi e riconoscimenti: Manhattan

  • Academy Awards, USA - 1980
    Nominated Oscar

    Best Actress in a Supporting Role
    Mariel Hemingway

    Best Writing, Screenplay Written Directly for the Screen
    Woody Allen, Marshall Brickman

  • American Movie Awards - 1980
    Nominated Marquee

    Best Actress
    Diane Keaton

    Nominated Best Film

  • BAFTA Awards - 1980
    Won BAFTA Film Award

    Best Film

    Best Screenplay
    Woody Allen, Marshall Brickman

    Nominated BAFTA Film Award

    Best Actor
    Woody Allen

    Best Actress
    Diane Keaton

    Best Cinematography
    Gordon Willis

    Best Direction
    Woody Allen

    Best Editing
    Susan E. Morse

    Best Sound
    James Sabat, Dan Sable, Jack Higgins

    Best Supporting Actress
    Meryl Streep

    Best Supporting Actress
    Mariel Hemingway

  • Bodil Awards - 1980
    Won Bodil

    Best Non-European Film (Bedste ikke-europ�iske film)
    Woody Allen (director)

  • César Awards, France - 1980
    Won César

    Best Foreign Film (Meilleur film étranger)
    Woody Allen

  • Directors Guild of America, USA - 1980
    Nominated DGA Award

    Outstanding Directorial Achievement in Motion Pictures
    Woody Allen

  • Golden Globes, USA - 1980
    Nominated Golden Globe

    Best Motion Picture - Drama

  • Guild of German Art House Cinemas - 1981
    Won Guild Film Award

    Silver Foreign Film (Ausländischer Film)
    Woody Allen

  • Italian National Syndicate of Film Journalists - 1980
    Won Silver Ribbon

    Best Director - Foreign Film (Regista del Miglior Film Straniero)
    Woody Allen

  • Los Angeles Film Critics Association Awards - 1979
    Won LAFCA Award

    Best Supporting Actress
    Meryl Streep [also for Kramer vs. Kramer and The Seduction of Joe Tynan]

  • National Board of Review, USA - 1979
    Won NBR Award

    Best Picture - English Language

    Best Supporting Actress
    Meryl Streep [also for Kramer vs. Kramer and The Seduction of Joe Tynan]

  • National Film Preservation Board, USA - 2001
    National Film Registry
  • National Society of Film Critics Awards, USA - 1980
    Won NSFC Award

    Best Director
    Woody Allen [tied with Robert Benton for Kramer vs. Kramer]

    Year - 1979 Awards
    Won NSFC Award

    Best Supporting Actress
    Meryl Streep [also for Kramer vs. Kramer and The Seduction of Joe Tynan]

  • New York Film Critics Circle Awards - 1979
    Won NYFCC Award

    Best Director
    Woody Allen

  • Writers Guild of America, USA - 1980
    Nominated WGA Award (Screen)

    Best Comedy Written Directly for the Screen
    Woody Allen, Marshall Brickman

  • Young Artist Awards - 1980
    Nominated Young Artist Award

    Best Juvenile Actress in a Motion Picture
    Mariel Hemingway

 

Curiosità Manhattan


  • This is Woody Allen's first - and, to date, only - film shot using the widescreen (2.35:1) anamorphic Panavision process.
  • Allen disliked his work in this film so much he offered to direct another film for United Artists for free if they kept Manhattan on the shelf for good.
  • Director Woody Allen's Trademark: [writer] Jill is a novelist.
  • 'Nelkin, Stacey' , whom Woody Allen dated while she was at New York's Stuyvesant High School, was reportedly the inspiration for the character of Tracey.
  • There is a clause in the studio's contract that stipulates that the film must always be shown in letterbox format in any home release or broadcast/cable airing.
  • Presentations of this film on television (broadcast, cable or home video) required preservation of the widescreen format. This presented a problem in the U.S. since certain F.C.C. technical regulations did not permit a portion of the screen to be left blank as in letterboxing. The problem was solved by making the area above and below the frame gray. The regulations have since been changed and letterboxing with black borders is now permitted.
  • Crew or equipment visible: Camera and crew reflected on passing cars while following Isaac running down the street.
  • Miscellaneous: In the first scene at Elaine's, as Isaac is beginning to say something, someone (presumably a customer of the restaurant, as it was running while they were shooting) walks in front of the camera. Isaac laughs, and quickly recovers with an impromptu remark about how his girlfriend has to go and do homework.

 

Citazioni da Manhattan

Frasi da Manhattan

  • Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un'ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... il buon vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, e Joe DiMaggio e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potato Head Blues... i film svedesi naturalmente... L'educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy... (Isaac)
  • Sei così bella che stento a tenere gli occhi sul tassametro! (Isaac)
  • Ebbene io sono all'antica. Non credo nei rapporti extra-coniugali. Credo che le persone dovrebbero accoppiarsi a vita, come i piccioni e i cattolici. (Isaac)
  • Sono interessanti i tuoi amici, un cast ideale per un film di Fellini. (Isaac)
  • Lui è un genio, la tua amica è un genio, il tuo ex-marito è un genio... Ma lo sai che conosci un sacco di geni tu? Frequenta qualche cretino, ogni tanto; imparerai qualcosa. (Isaac)
  • Non dovresti consigliarti con me quando si tratta di donne. Sono il vincitore del premio Sigmund Freud. (Isaac)

 

Dialoghi da Manhattan

  • Isaac: Che bello... non c'è che una sigaretta!
    Tracy: Ma se non fumi!
    Isaac: Lo so non fumo. Io non aspiro perché fa venire il cancro, ma divento così incredibilmente bello con la sigaretta che non posso non averla in mano.
  • Yale: Tu ti credi Dio!
    Isaac: Beh a qualche modello dovrò pure ispirarmi!
  • Isaac: Il talento è fortuna. Penso che la cosa più importante nella vita sia avere coraggio.
    Emily: Sono vent'anni che discutono di questo.
  • Isaac: Sentite questo esempio che vi faccio: se noi quattro stessimo tornando a casa camminando sopra un ponte e ci fosse una persona che sta annegando giù nell'acqua, avremmo il coraggio... Ci sarebbe uno fra noi che avrebbe il coraggio di tuffarsi nell'acqua gelata e salvare quella persona dalla morte?
    Yale: Gettarsi nell'acqua e salvarlo.
    Isaac: Perché… questa, questa è la domanda chiave. Ecco, tu lo sai, io… io proprio non so nuotare quindi non dovrei mai pormela.
  • Mary: Non venirmi a psicanalizzare, adesso. Pago un medico per questo.
    Isaac: Ma va'! Lo chiami medico, quel tipo là? Cioè, non ti viene qualche sospetto, quando il tuo analista ti chiama alle tre di notte e si mette a singhiozzare al telefono?
    Mary: D'accordo, non è molto ortodosso. Ma è un dottore altamente qualificato.
    Isaac: Bel lavoro che ha fatto, con te. Il tuo amor proprio si trova, adesso, un gradino sotto quello di Kafka.
  • Isaac: Ma quante volte puoi fare l'amore in una notte?
    Tracy: Tante... un sacco!
    Isaac: Me ne sono accorto... "un sacco" è il mio numero preferito!
  • Mary: Il sesso senza amore è un'esperienza vuota!
    Isaac: Beh, ma tra le esperienze vuote è una delle migliori.

 

Scena1
  Isaac "Ike" Davis  Woody Allen
  Tracy Mariel Hemingway
  Emily Anne Byrne
Tracy
(indicando la tv)
Oh, guarda, favoloso, dopo danno un film con W.C. Fields!
Ike (WA) Mhm.
Tracy Oh, grandioso, lo guardiamo eh?
Emily Perché non le telefoni?
Ike No, non lo farei mai. L’ho proprio persa. Sai, io... io la tenevo proprio a distanza e non volevo mai offrirle una possibilità. Ed era così dolce. Sai che... mi telefonò e lasciò un messaggio alla segreteria telefonica un mese fa,, in cui mi avvisava che davano La grande illusione alla televisione... Capisci. E io non ho mai ricambiato la chiamata, niente...
   
Sali

Scena2
  Isaac "Ike" Davis  Woody Allen
  Tracy Mariel Hemingway
Ike (WA) (...) Allora, cosa vuoi fare stasera? Qualunque cosa. Possiamo andare al cinema, a... ti porto a ballare se vuoi. Qualunque cosa, decidi tu.
Tracy Qualsiasi cosa?
Ike Assolutamente.
Tracy Ok, lo so cosa possiamo fare.
Ike Via quel brutto sguardo dalla faccia.
Tracy Taci. Non è brutto.
(faranno il giro in Carrozza per la città)
   
Sali

Scena3
  Isaac "Ike" Davis  Woody Allen
  Mary Wilke Diane Keaton
  Yale Michael Murphy
  Tracy Mariel Hemingway
Ike (WA) Ma sai che stai facendo proprio la voce del topo dei cartoni animati di Tom e Jerry?
Tracy Ma mi prendi in giro?
Ike No, no, ci ho fatto caso.
Tracy Senti chi parla! Ce l’hai tu la voce nasale!
Ike Sì, sì, parli proprio come il topo; è un'arte.
Tracy Oh beh, grazie.
Ike Lo so che ho la voce nasale. Naturalmente.
Yale Sai che dobbiamo smettere di vederci, vero?
Mary Oh, sì, certo... certo. Capisco. L’avevo immaginato dal tono della tua voce al telefono. Molto autoritario, lo so... come il Papa o il computer in 2001 Odissea nello spazio.
   
Sali

Scena4
  Isaac "Ike" Davis  Woody Allen
  Jill Meryl Streep
Ike (WA) Vedi, per me, un gran bel film è quello con W.C. Fields. Ecco cosa mi piace. La grande illusione... quello... quello lo vedo tutte le volte che lo danno alla tv... se, se naturalmente, se so che lo danno...
Ike Sono venuto qui per strangolarti.
Jill Niente di quello che ho scritto è falso.
Ike Come sarebbe? Da quel tuo libro vengo fuori come una specie di Lee Harvey Oswald.
Jill È la cronaca fedele del nostro matrimonio.
Ike E così io sono un narcisista?
Jill Non credi di essere un po' ossessivo riguardo a te stesso?
Ike E... e misantropo? E mitomane?
Jill Beh, insomma, ho scritto anche delle cose carine sul tuo conto.
Ike Per esempio? Cosa?
Jill Cosa? Beh, che per esempio piangi quando vedi Via col vento.
Ike Oh, Gesù.
Ike
(parlando al registratore)
Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potatoehea Vlues... i film svedesi naturalmente... L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere di Cézanne, i granchi di Sam Wo, il viso di Tracy.
   
Sali

Scena5
  Isaac "Ike" Davis  Woody Allen
  Mary Wilke Diane Keaton
  Yale Michael Murphy
  Tracy Mariel Hemingway
Ike (WA) (...) E duro vivermi accanto. Domani, andiamo al cinema di Bleeker Street, così ti faccio vedere un film con Veronica Lake, ti va?
Tracy D’accordo. Veronica Lake, quella con i capelli rossi?
Ike No, quella è Rita Hayworth. Insomma, una volta per tutte: dobbiamo sempre tornarci su questo punto?
Tracy Chi, Rita chi?
Ike Rita Hayworth. Mi stai prendendo in giro? Io non capisco mai quando scherzi!
Tracy Ma certo che sto scherzando, cosa credi, che non sappia niente di ciò che è avvenuto prima di Paul McCartney o che so?
Yale Mary e io abbiamo inventato l'Accademia dei Sopravvalutati... (...)
Mary Oh, beh, allora Vincent Van Gogh (pronunciato “Van Goch”) o Ingmar Bergman?
Ike (WA) Van Goch? Ha detto Van Goch?
Mary O Ingmar Bergman?
Ike Van Goch.
Yale
(a Mary)
Oh, adesso... ti sei messa nei pasticci con Bergman.
Mary Cosa vuoi dire?
Ike Bergman? Bergman è l’unico genio del cinema oggi, credo. Voglio dire...
Yale Lui è un patito di Bergman, sai.
Mary Oh, per favore... ma Dio, lei è così all'opposto! Cioè, lei scrive quello show televisivo assolutamente fantastico, brillante, divertente, mentre la sua ottica è tanto “scandinava”. È tetro, mio Dio! E poi, tutto quel Kierkegaard, giusto? Capite, il pessimismo adolescenziale è ora di moda. Certo, "Il silenzio", Dio, "Il silenzio". Ok, ok, ok, va bene, mi piaceva quando studiavo a Radcliffe, ma, superiamo questo stadio ragazzi, è assolutamente necessario!
Yale Ah, credo che io devo mettermi con lui e Ingmar.
Ike
(a Tracy)
Portamela via! Non credo che potrò reggere un minuto di più. È proprio uno strazio.
Mary Oh, no, no, no, no, non capite? Ragazzi, non capite che si tratta dell'arrogare ai propri guai psicologici e sessuali una dignità filosofica e universale? Ecco cos’è.

(…)

Ike
(a Mary)
E stato un vero piacere averla incontrata.
Mary Già.
Ike Un piacere e una vera scoperta, ma dobbiamo andare.
Mary Sì... già.
Ike Perché dobbiamo fare qualche... abbiamo da fare un po' di spese, l’avevo dimenticato.
Mary Ehi, sentite. Ehi, non avrei voluto mettermi in questa discussione. Davvero, cioè, io sono appena arrivata qui da Philadelphia. Sapete, noi crediamo in Dio così, ok?
Ike Ma cosa diavolo significa questo?
Mary Questo?
Ike Ma cosa... cosa... trovi, cosa trovi... cosa intende dire, questa?
Mary Beh, cosa?
Ike «Sono di Philadelphia», «Credo in Dio». cosa... che significa... (a Tracy) Per te questa cosa ha un senso qualsiasi?

(…)

Ike Me la prendo perché detesto quell’immondizia pseudo-intellettuale. E poi pedante. Van Goch, hai sentito? Diceva «Van Goch». Come potevo soffrirla, pareva parlasse arabo! Come potevo... e se avesse fatto un'altra sola notazione su Bergman... le rompevo le lenti a contatto.
   
Sali

Scena6
  Isaac "Ike" Davis  Woody Allen
  Mary Wilke Diane Keaton
  Dennis Michael O'Donoghue
Dennis Sono alle prese con la regia di un film tratto da un mio soggetto... e il protagonista è uno che scopa così bene...
Ike (WA) Scopa così bene?
Dennis ... scopa così bene, che quando... porta una donna all'orgasmo, lei ne è così soddisfatta... che ne muore, capito? Però c’è qualcuno... scusami, che trova questo negativo.
Mary Certo! Negativo... Dio, peggio che negativo. È aggressivo e omicida.
Dennis Ti prego...
Ike Lei muore?
Mary Devi... devi perdonare Dennis.
Dennis Potrebbe non volerlo.
Mary Lui è Harvard che va direttamente a Hollywood.

(…)

Ike Oh, veramente gente interessante i tuoi amici.
Mary Oh, lo so.
Ike Potrebbero essere il cast di un film di Fellini!
Mary Credo di essere ancora innamorata di Yale. (...)
Ike Sono stordito. Sono... sono... in uno stato di... qualcuno dovrebbe coprirmi con una coperta. Capisci, sono...
Mary Beh, vedi, mi ha telefonato varie volte ed era in uno stato veramente depresso e angosciato. E mi ama ancora.
Ike Sta diventando un film commedia anni Cinquanta! Qualcuno dovrebbe cominciare a servire dei Martini.

Colonna sonora

Splendida la colonna sonora formata da una serie di canzoni di George Gershwin (adattate e arrangiate da Tom Pierson).

Sono eseguite dalla The New York Philarmonic, diretta da Zubin Mehta:

  • Rhapsody in Blue
  • Love is Sweeping the Country
  • Land of the Gay Caballero
  • Sweet and Low Down
  • I've Got a Crush on You
  • Do-Do-Do
  • Swonderful
  • Oh, Lady be Good
  • Strike Up the Band
  • Embraceable You

Sono invece eseguite dalla The Buffalo Philharmonic, diretta da Michael Tilson Thomas:

  • Someone to Watch Over Me
  • He Loves and She Loves Me
  • But Not for Me

 

 

Commenti a Manhattan

Episodi sentimentali nella vita sessuale di uno scrittore televisivo di New York la cui ultima moglie (M. Streep) l'ha abbandonato per una donna. In questo poema d'amore per una Manhattan interiorizzata e sognata, calata nel sublime bianconero di Gordon Willis o accarezzata dalle canzoni di George Gershwin, più che la vicenda contano i personaggi e il tono con cui sono raccontarti. Dramma in cadenze leggere di commedia: la summa di W. Allen di cui è per molti critici e spettatori il film preferito, quello che resterà. Agli Oscar, infatti, non fu nemmeno nominato.

Il Morandini, Zanichelli Editore


 

Recensione da "Il Mereghetti 2000":

Commedia nevroticocrepuscolare, campione di incassi in tutto il mondo. La musica di Gershwin (indimenticabile la sequenza della corsa ritmata sulla Rapsodia in blu), lo splendido bianco e nero di Gordon Willis, lo humor dolceamaro di Allen (autore della sceneggiatura con Marshall Brickman), il coinvolgimento di un cast perfetto: tutto concorre a fare di Manhattan una pietra miliare nella filmografia del regista, dove ogni dettaglio suona come una dichiarazione d'amore per New York. tra le scene più belle, c'è quella in cui la celebrale Keaton sproloquia di Van Gogh e Ingmar Bergmar, mentre Allen, spazientito, implora la Hemingway di portarlo via. Nello show televisivo è riconoscibile Karen Allen sotto una parrucca bionda.

 


Da Io donna, 20 novembre 2003
Paola Piacenza

Isaac è uno scrittore televisivo nevrotico e con una vita sentimentale disastrata. L’ex moglie l’ha lasciato per un’altra donna, dopo aver pubblicato in un libro ogni scabroso dettaglio del loro ménage. lsaac ha una relazione con una diciassettenne, che lo adora ma che lui vuole lasciare, e si innamora dell’ex amante del suo migliore amico. Commedia romantica solo in apparenza (la trama potenzialmente è buona per qualsiasi soap). Manhattan, uno dei film più riusciti di Woody Allen, è in realtà un’amara riflessione sul cinismo e la superficialità dei rapporti umani e sullo spregiudicato balletto degli accoppiamenti. I dialoghi sofisticati, lo humour sferzante celano, ma mai fino in fondo, l’incapacità di misurarsi con la verità dei sentimenti più autentici, salvandosi solo con la forza delle parole (incredibile la pervicacia con cui gli uomini insistono a lasciare le loro compagne sostenendo che è per il loro bene). Indimenticabile e inimitabile la fotografia in bianco e nero di Gordon Willis. New York e i suoi luoghi topici, il Guggenheim, Elaine’s, Central Park non sono mai
stati tanto belli.


Da il cinematorgrafo

Tecnicamente il salto di qualità è determinante. La fotografia sovraesposta in bianco e nero di Gordon Willis si rifà ad uno stile tipicamente europeo che, in un certo senso, riesce a conferire pari valore all’elemento umano e all’oggetto, al décor; l’uso predominante del campo lungo “alla Antonioni” pone, all’interno di una stessa inquadratura, zone illuminate di un bianco accecante in contrasto con zone scure, buie, a simboleggiare il chiaroscuro interiore delle figure umane. Oltre alla fotografia, la scenografia assume un ruolo espressivo: basti considerare la sequenza al planetario o il dialogo di Woody a fianco di uno scheletro all’università. Il protagonista è uno scrittore in crisi, come sarà poi in tanti altri film di Allen.

L’amore è un viso acerbo che se ne fugge in Europa, la città un caos con cui imparare a convivere. La letteratura è la lente attraverso cui il nuovo eroe alleniano osserva, con un misto di distacco, ironia e partecipazione, ciò che lo circonda. Vita e romanzo si mescolano e si ”imitano”. Se in Interiors i personaggi si chiudono in sé, qui la giovane Tracy dice che bisogna fidarsi di più della gente!  


 

 

RECENSIONI PER Manhattan

Manhattan, da Wikipedia:

Scritto da Woody Allen e Marshall Brickman, Manhattan fonde la violenta passione di Interiors e la satira matura di Io e Annie riuscendo a creare una meravigliosa sintesi di dramma e di commedia. Allen afferma che in Manhattan è riuscito a inserire più elementi, ottenendo un mix di ciò che aveva cercato di fare con Interiors e Io e Annie.

Con uno spirito più critico che in passato verso i suoi personaggi ed una maggiore comprensione dei loro difetti rispetto ai film successivi, Manhattan è ricco di momenti divertenti fino alle lacrime ed altri di una tragicità devastante ma che riescono ad equilibrarsi creando così un continuum percettivo nello spettatore che riesce infatti a stabilire un saldo contatto empatico con i personaggi e la vicenda stessa.

L'opera appare solida, stabile. Tale aspetto è sicuramente sorretto dal fatto che Allen presenta in realtà una storia, non semplicemente una situazione. Questo elemento, già di per sè degno di merito, è reso ancor più notevole in quanto Allen riesce a superare con unica leggerezza la difficoltà che nasce dall'invertire il quadro e la cornice: Manhattan appare inizialmente come uno sfondo per sviluppare una storia, come una cornice nella quale si muovono i personaggi. In realtà Manhattan è ben più importante: essa è il terreno su cui si sviluppano le coscienze delle figure presentate (e che quindi sono inconcepibili senza lo sfondo urbano, legate ormai da un rapporto simbiotico a Manhattan, figura altamente interiorizzata e sublimata in modo organicistico): sono le storie che incorniciano Manhattan. La sua influenza nei comportamenti e nelle coscienze dei personaggi la rende la reale figura centrale della storia.

Infine, il film è reso un'opera ben oltre la media non solo dalla compresenza degli elementi suddetti, ma anche dal fatto che questi siano miscelati sapientemente e fermati in modo saldo da un'eccellente fotografia in bianco e nero (in Hollywood Ending Allen fa notare come "New York è una città in bianco e nero! Odora di bianco e nero, di vecchie pellicole!"), capace di sublimare ogni elemento direttamente oltre la semplice percezione dello spettatore (come nel caso dello skyline finale), e dal raffinato sperimentalismo delle musiche di George Gershwin, capaci di conferire una luce particolare alle situazioni presentate nella storia, mettendo in evidenza quanto il regista sia riuscito a percepire quello che è stato il romanticismo del XX secolo.

 


 

Da Anonimo

MANHATTAN SECONDO ALLEN: OVVERO COESISTENZA DI ELEMENTI METROPOLITANI E FAVOLISTICI

Siamo alla fine degli anni '70, e nel cinema americano si sta muovendo qualcosa . Di fronte alle mega-produzioni quali Superman, e ai film meno costosi ma puramente americani come I guerrieri della notte, c'e' un 
autore/attore/regista che cerca di discostarsi da questo tipo di cinema, e presta la sua attenzione all'Europa. 
L'arte europea lo affascina molto, e in particolar modo un certo Fellini e un certo Bergman. 
L'autore/attore/regista di cui sto parlando e' il piu' europeo fra gli artigiani della celluloide americani . Piu' che il piu' europeo e' senza dubbio quello che non ha nessun pudore nel confessare apertamente gli influssi del vecchio continente nel suo modo di intendere l'arte e, probabilmente viene da se', nel suo modo di   intendere la vita. 
Sto parlando da tre ore di questo personaggio ma immagino che abbiate 
capito tutti che parlo di Woody Allen, se non altro a intuito, dal momento 
che i credits iniziali segnalavano la recensione di un suo film, o per 
meglio dire "del"suo film per antonomasia! 
Del resto vi posso garantire che basterebbe soffermarsi sulla figura di 
Allen per fare un'analisi-per di piu' dettagliata-di ogni suo film . 
Chi ancora non ha visto questo film, leggendo la trama potrebbe dire : "Eh 
bella novita'!" . Ed e' proprio questo il bello di questo cineasta : il 
riuscire a nobilitare, a illuminare con una differente focalita' argomenti 
abusati dal cinema di tutti i tempi . 

Volendo sintetizzare la trama di Manhattan, verrebbe piu' o meno cosi' : 
Isaac, sceneggiatore televisivo di successo, conoscitore dell'elite 
intellettuale newyorchese (alla quale lui stesso appartiene, anche se la 
considera una specie ignobile!), vive una situazione sentimentale molto 
confusa : si e' appena separato da una ex-moglie bisessuale, che si 
appresta a scrivere un libro compromettente sul loro rapporto di coppia . 
Tenta di colmare il vuoto con una diciottenne, che sottovaluta per la sua 
giovine eta' ma per la quale nutre un affetto paterno . C'e' anche un 
amico, che gli presenta la sua amante, una intellettuale della peggior 
razza (splendido il battibecco sul cinema di Bergman, che l'una considera 
un "accostamento dei propri problemi a tematiche universali", con relativo 
accanimento del secondo) . Questa giornalista-interpretata da una Diane 
Keaton in forma-non si sente a suo agio con un uomo che e' gia' sposato, e 
allo stesso tempo si sente attratta dal fascino di Isaac . Non tarderanno a 
simpatizzare e a finire a letto assieme . Tutto fino a quando lei non si 
ri-innamora dell'amico di lui . 
Nel frattempo Isaac ha cercato in tutti i modi di staccarsi dalla 
diciottenne, convincendola a recarsi a Londra per un corso di recitazione. 
Quando sta per raggiungerla all'aeroporto per convincerla a rimanere a New 
York, e' gia' troppo tardi : la giovane ha acquistato coscienza, e stavolta 
e' lei a convincere lui che bisogna avere pazienza, che col tempo si 
risolve tutto . 

Dove sta dunque la novita' in tutto questo???nello straordinario affresco 
che ci fornisce Allen della sua citta' natia . 
New York nella sua mente assume dei connotati quasi metafisici : e' la 
citta' dei suoi sogni, una metropoli che non puo' permettersi di vivere a 
colori come tutte le altre, ma deve distinguersi col suo sublime bianco e 
nero (firmato Gordon Willis, il direttore della fotografia che 
seguira'Allen anche in molti suoi progetti futuri) . 
Se poi a tutto questo aggiungiamo le suadenti note di George Gershwin (che 
guarda caso nacque come Allen a Brooklyn, ed entrambi erano figli di ebrei 
emigrati dalla Russia negli Stati Uniti) con quel tripudio di suoni che e' 
la Rapsodia in blu, ecco a voi, signore e signori, il capolavoro di Woody 
Allen e una delle pietre miliari di tutta la cinematografia mondiale . 

Una volta qualcuno disse che "Manhattan e' l'opera di tutte le opere, 
saggio e commedia, romanzo e cinema, dramma e geniale futilita' " . Un 
esagerazione??? 
forse si' . Lasciatemi dire comunque che qui fra i grattacieli di New York 
Allen ha raggiunto l'apice della sua ispirazione, e che questa ispirazione, 
raggiunta con modesti mezzi e conomici, vale piu' di cento Armageddon messi 
in fila indiana. 
Parola d'onore. 



 

Recensione Manhattan di Woody Allen (Lietta Tornabuoni, La Stampa)

Manhattan. Skyline. Insegne. Traffico. Persone. Neve a Park Avenue. Quinta Strada. Museo Guggenheim. Broadway. Yankee Stadium. Fuochi d’artificio per il 4 luglio. Rhapsody in Blue di Gershwin e la voce di Isaac (Ike) che sta tentando di iniziare il proprio libro. Al tavolo di un ristorante quattro amici (Ike e la diciassettenne Tracy, Yale e sua moglie Emily) stanno parlando della vita e dell’arte. Ike ha una relazione con Tracy mentre Yale, di lì a poco, gli comunicherà di essersi innamorato di Mary, una giornalista. Ike incontra, di lì a qualche giorno, Mary in compagnia di Yale ed emergono i loro punti di vista opposti sull’arte. La vita di Ike non è semplice. Si è separato dalla sua seconda moglie che ora convive con una donna e sta per pubblicare un libro con rivelazioni scabrose sul loro matrimonio. Si è anche licenziato dal lavoro di sceneggiatore televisivo perché vuole provare a scrivere un vero libro. Con Tracy, per quanto tutto funzioni bene soprattutto sul piano dell’attrazione fisica, cerca di portare avanti un rapporto poco impegnativo, invitandola a cogliere l’occasione di recarsi a Londra per uno stage teatrale. Intanto Ike reincontra Mary e scopre affinità inattese. Non vuole però tradire l’amico. Solo quando capisce che Yale è ancora troppo legato alla moglie consente che l’intimità con Mary aumenti. Ike lascia Tracy, che si è innamorata profondamente di lui, e cerca di aiutare la sua nuova compagna a liberarsi dalle sue insicurezze. Non appena Yale si rifà vivo, promettendo di lasciare la moglie, Mary però torna a stare con lui nonostante i tentativi di Ike per farla desistere. Registrando appunti per il suo libro, un giorno Ike scopre di pensare ancora a Tracy e va a cercarla. La ragazza sta partendo per Londra. Lui cerca di convincerla a restare temendo che l’esperienza la cambi ma Tracy, con calma, gli chiede un po” di fiducia. Le immagini di Manhattan e la musica di Gershwin tornano a riempire lo schermo.
“Ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere: Il vecchio Groucho Marx, Joe Di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong, l’incisione di Potato Rag Blues, i film svedesi naturalmente, L’educazione sentimentale di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, le incredibili mele e pere dipinte da Cezanne, i granchi da Sun Woo, il viso di Tracy”. “Nel caso di Manhattan,ne ero così deluso che non volevo che facessero la prima. Volevo chiedere alla United Artists di non farlo uscire. Volevo dirgli che, se l’avessero buttato via, avrei girato un altro film gratis.”
Due dichiarazioni: una di Ike/Woody e una di Allen Woody. Ciò che rende la vita degna di essere vissuta e ciò che la rende complessa e costantemente in balia dell’incertezza. Manhattan si muove tra questi due poli rovesciando il punto di vista di Interiors. Se in quel film Allen (e Willis suo direttore della fotografia) entrava nell’intimo dei personaggi attraverso gli spazi abitativi in cui avevano lasciato (o subìto) dei segni, in Manhattan si descrivono gli uomini e i loro piccoli (o grandi) slittamenti del cuore, legandoli a uno spazio esterno letto come elemento della dimensione umana.
Allen chiude una sorta di ideale trilogia che aveva avuto inizio con la contrapposizione di due luoghi: New York e Los Angeles che, in definitiva, separavano le persone. Qui Tracy parte per Londra, uno dei fulcri culturali dell’amata-temuta Europa. Quel mondo potrebbe cambiarla, potrebbe tornare meno americana, perdere le amate-detestate radici, non essere più parte della Big Apple. Ike per-corre le grandi arterie di Manhattan (un’isola) quasi a voler misurare la distanza che lo separa da Tracy.Il suo è il tentativo di gettare un ponte (sotto il ponte di Brooklyn aveva avuto inizio la storia con Mary) nei confronti della ragazza che non ha bisogno di cambiare perché è già cambiata (“Non essere così matura” le intima Ike). “Bisogna avere un po” di fiducia nelle persone” gli dice Tracy e le inquadrature (ma soprattutto le espressioni) che Allen sceglie non possono non far pensare a Chaplin. In Luci della città (anche in quel caso uno spazio urbano citato sin dal titolo) il vagabondo che è riuscito, fingendosi ricco, a far curare la fioraia ambulante cieca, passa davanti a quello che ora è divenuto un negozio raffinato. La ragazza, che è di buon cuore, offre una moneta al povero che la guarda dalla strada. Nel momento in cui gli tocca la mano riconosce quella del “ricco” che l’aveva aiutata. I due si guardano e si sorridono ma la luce che brilla negli occhi di entrambi è appannata da una profonda incertezza sul futuro del loro rapporto. Se si mettono a confronto questi due finali si scopre come Allen “lavori” sul cinema ricreandolo senza alcun tentativo di “copiatura” o di citazione. A questo proposito la stessa scelta del formato diviene indicativa. Allen e Willis usano il Cinemascope ottenendo così un quadro che abbraccia uno spazio più ampio. Allen porrà come clausola per l’uscita in videocassetta la conservazione del formato originale, impedendo quei restringimenti dell’inquadratura che fanno sì che spesso ci si trovi di fronte a copie homevideo gravemente mutilate. Manhattan è il suo primo film in bianco e nero e in esso è presente un intervento estremamente mirato sul dosaggio del chiaroscuro che “gioca” con i volti rielaborando ulteriormente la lezione bergmaniana. Se la letterarietà di alcuni dialoghi di Interiors finiva col fondersi con la raffinatezza del décor, qui il dialogo è intellettual-quotidiano e rispecchia un’osservazione del regista:” È sorprendente come l’assenza di colori doni a qualsiasi immagine un aspetto documentaristico”. È infatti una sorta di documentario su una specie umana collocata in un contesto socioabitativo particolare quello che Allen vuole realizzare. Quasi a voler rendere esplicito questo assunto, la sequenza in cui si svolge il tentativo di chiarimento tra Ike e Joey si sviluppa dinanzi a scheletri, uno dei quali antropomorfo. Se la skyline di Manhattan è un miracolo dell’architettura, il profilo di questi uomini e donne in chiaroscuro non è dei più ammirevoli. Uomini e donne (con l’eccezione di Tracy) sono troppo presi dalle loro contraddizioni per potersi guardare allo specchio. Yale è un docente universitario a lungo incapace di scegliere, incerto tra l’amore per la moglie o per l’amante ma assolutamente saldo nella volontà di non avere figli. La sua convinzione che il rapporto sessuale sia il “centro” della relazione con Mary ce ne rivela la ristrettezza di vedute che la donna non manca di sottolineare. Sua moglie subisce con dolcezza paziente il tradimento e, soprattutto, la decisione del marito riguardo alla prole. Ike lascia il proprio lavoro di sceneggiatore televisivo di successo (situazione ribaltata rispetto a Il prestanome di Ritt) per scrivere un libro sul rapporto che un uomo ha con la sua città. È quello che sta facendo Allen “scrivendo” il suo film. Dall’altra parte c’è una ex moglie che sta lavorando a un libro scandalistico sul loro rapporto (quanta inconsapevole profezia c’è in questa situazione: quasi vent’anni dopo Mia Farrow si comporterà esattamente così!). Come Manhattan è un’isola, così Ike è inconsapevolmente separato dagli altri. Si potrebbe dire che è distante anni-luce da Mary (non a caso il primo bacio ha luogo nel planetario) ma, soprattutto, non può costruire un ponte nei confronti di Tracy perché le fondamenta poggiano su un profondo narcisismo. È sufficiente pensare al volto di lei come a una delle cose per cui vale la pena vivere per poter ritenere che tutto torni come prima.

 

Da Tullio Kezich, Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982, Oscar Mondadori

Abbandonato dalla moglie Jill «per un’altra donna», l’ultraquarantenne Isaac fa copia con la minorenne Tracy; ma subito si innamora della svitata Mary, che è l’amante del suo vecchio amico Yale. Insomma Jill non ama Isaac che non ama Tracy, Mary non ama Isaac e forse neppure Yale, Yale non ama la moglie e forse neppure Mary: ama una Porsche, per quel che si può intuire, come Isaac ama l’idea di diventare l’autore di un libro su New York (diventa invece un personaggio nel bestseller scandalistico della moglie) Mary non sa ciò che ama e sta male al mondo. Tutti amano e odiano New York (buffonescaniente descritta come «una metafora della decadenza contemporanea»), si muovono come in un «musical» senza ballo né canto sul sottofondo delle più belle melodie di Gershwin, si chiedono ciò per cui vale la pena di vivere. La risposta enumera un grande libro, un disco di jazz, una pittura straordinaria, un divo del cinema, un cantante, un asso dello sport e anche il volto incantevole di una bella ragazzina come Tracy. In Manhattan, giunto alla piena maturità, Woody Allen riversa l’intera sua filosofia dell’esistenza: uno «spleen» metropolitano passato alla scuola di Flaubert (quell’ambiguo rapporto fra Isaac e Yale viene da L’educazione sentimentale), la confessione che si effonde nell’umorismo come nei migliori scrittori d’analisi, il film che diventa autoritratto fine. mente denigratorio. Tutto in un «glorious black and white», con:un senso dello stile reso più consapevole dall’esperienza di Interiors, offerto ai futuri studiosi del crollo dell’impero americano. Per far vedere com’era dolceamara la vita prima della rivoluzione.

CREDITI COMPLETI DE MANHATTAN:

Directed by Woody Allen

Writing credits
Woody Allen and Marshall Brickman

Cast (in credits order)
Woody Allen .... Isaac Davis
Diane Keaton .... Mary Wilkie
Michael Murphy .... Yale
Mariel Hemingway .... Tracy
Meryl Streep .... Jill

Anne Byrne .... Emily
Karen Ludwig .... Connie
Michael O'Donoghue .... Dennis
Victor Truro .... Party Guest
Tisa Farrow .... Party Guest
Helen Hanft .... Party Guest
Bella Abzug .... Guest of Honor
Gary Weis .... Television Director
Kenny Vance .... Television Producer
Charles Levin .... Television Actor #1
Karen Allen .... Television Actor #2
David Rasche .... Television Actor #3
Damion Sheller .... Ike's Son
Wallace Shawn .... Jeremiah
Mark Linn-Baker .... Shakespearean Actor (as Mark Linn Baker)
Frances Conroy .... Shakespearean Actress
Bill Anthony .... Porsche Owner #1
John Doumanian .... Porsche Owner #2
Raymond Serra .... Pizzeria Waiter (as Ray Serra)

Produced by
Robert Greenhut .... executive producer
Charles H. Joffe .... producer
Jack Rollins .... executive producer (uncredited)

Non-Original Music by George Gershwin

Cinematography by Gordon Willis

Film Editing by Susan E. Morse

Casting by Juliet Taylor

Production Design by Mel Bourne

Set Decoration by Robert Drumheller

Costume Design by Albert Wolsky

Makeup Department
Fern Buchner .... makeup artist
Romaine Greene .... hair stylist

Production Management
Martin Danzig .... production manager
Michael Peyser .... unit supervisor

Second Unit Director or Assistant Director
Frederic B. Blankfein .... assistant director
Joan Feinstein .... second assistant director (as Joan Spiegel Feinstein)
Lewis Gould .... dga trainee (as Lewis H. Gould)

Art Department
Joseph Badalucco Jr. .... carpenter (as Joseph Badaluco)
Leslie Bloom .... property master
Justin Scoppa Jr. .... set dresser
Cosmo Sorice .... scenic artist
James Sorice .... scenic artist
Morris Weinman .... set dresser

Sound Department
Bud Graham .... music recording engineer
Jack Higgins .... sound re-recording mixer
Vito L. Ilardi .... boom operator (as Vito Ilardi)
Andrew Kazdin .... audio producer: New York Philharmonic
Lowell Mate .... assistant sound editor
Ray Moore .... music recording engineer
James Sabat .... sound mixer
Dan Sable .... sound editor

Other crew
Clifford Capone .... costumer
Kay Chapin .... script supervisor
C.J. Donnelly .... wardrobe supervisor
James Fanning .... transportation captain
Howard Feuer .... casting associate
Paul Glanzman .... acknowledgement (as Lieutenant Paul Glanzman)
Brian Hamill .... still photographer
Cheryl Hill .... production assistant
Jim Hovey .... assistant camera (as James Hovey)
Paul Jacobs (VII) .... musician: piano solo, "Rhapsody in Blue"
Edward I. Koch .... acknowledgement (as Mayor Ed Koch)
Ralph Lauren .... wardrobe: Mr. Allen
Nancy Littlefield .... acknowledgement
Scott MacDonough .... unit publicist
Kathleen McGill .... location auditor
Zubin Mehta .... conductor
Michael R. Miller .... assistant film editor
Jennifer Ogden .... production office coordinator
Tom Pierson .... music adaptor
Tom Pierson .... music arranger
Jeremy Ritzer .... casting associate
Don Rose .... music arranger: Buffalo Philharmonic
Fred Schuler .... camera operator
Gail Sicilia .... assistant: Mr. Allen
Michael Tilson Thomas .... musical director: Buffalo Philharmonic
Dusty Wallace .... gaffer
Robert Ward .... key grip
Robert E. Warren .... production assistant
Charles Zalben .... production assistant
Douglas C. Hart .... first assistant camera: "b" camera (uncredited)