Una commedia sexy in una notte di mezza estate regista, sceneggiatore, attore dvd8 1982 commedia
   (A midsummer night's sex comedy)

Regia: Woody Allen
Sceneggiatura.: Woody Allen
Fotografia: Gordon Willis
Scenografia: Mel Bourne
Costumi: Santo Loquasto
Suono: Felix Mendelssohn-Bartholdy
Montaggio: Susan E. Morse

Un quasi pacificato W. Allen ha messo un fresco cataplasma sulle nevrosi dei suoi personaggi. E una commedia pastorale, pagana ed erotica, calata nelle raffinate immagini agresti di Gordon Willis

Interpreti: Woody Allen (Andrew Hobbs), Mia Farrow (Ariel Weymouth), José Ferrer ( Leopold Sturgis), Tony Roberts ( Maxwell Jordan), Julie Hagerty (Dulcy Ford)

Nazione: USA
Produz: Orion Pictures
Distribuz.
Columbia Tristar Pictures
Durata:
87', colore
Genere: commedia

Filmografia

La Trama:

Primi anni del Novecento. In una villa di campagna a nord di New York coniugi in crisi ospitano d'estate due coppie di amici. Scambio di dame, equivoci piccanti, occasioni perdute, appuntamenti segreti, entrate e uscite dalle camere da letto. Un quasi pacificato W. Allen ha messo un fresco cataplasma sulle nevrosi dei suoi personaggi. E una commedia pastorale, pagana ed erotica, calata nelle raffinate immagini agresti di Gordon Willis. Il modello "non" è Sorrisi di una notte d'estate (1955) di Ingmar Bergman. 1 film di M. Farrow con Allen.

TramaLunga:

Primi del Novecento: i coniugi Andrew e Adrian Hobbes trascorrono un fine settimana nella loro residenza estiva in compagnia di Leopold, un anziano professore universitario, Ariel, compagna di Leopold ed ex-fiamma di Andrew, Maxwell, un medico donnaiolo, e Dulcy, un'avvenente infermiera amante di Maxwell. I sei personaggi finiscono per riflettere ognuno sui propri sentimenti. Andrew scopre di amare ancora Ariel, che è desiderata anche da Maxwell. Dopo una seduta spiritica, i rapporti fra i sei si fanno più chiari. Durante la notte, Andrew cerca Ariel, Leopold insegue Dulcy e Adrian cerca di riconquistare il marito. Leopold tenta di uccidere con arco e frecce Andrew, ma colpisce Maxwell. Dulcy si abbandona a Leopold, che muore durante l'atto sessuale. Ariel cede a Maxwell che, credendo di morire, confessa di aver avuto una relazione con Adrian. Andrew, sconvolto, tenta il suicidio ma viene fermato dalla moglie. Alla fine, si ritrovano tutti in casa mentre lo spirito di Leopold vaga per i boschi.

 

APPROFONDIMENTI:

Gross: $9.1m
Release Date: July 16, 1982 (USA) December 25, 1982 (Sweeden), October 29, 1982 (Finland)

 

Premi e riconoscimenti:

  • Razzie Awards
    Year 1983
    Nominated Razzie Award
    Worst Actress
    Mia Farrow

 

Curiosità

  • Maxwell is the name of the character played by Tony Roberts. Max is the nickname of his character in another movie by Woody Allen, Annie Hall (1977).
  • Based on Sommarnattens leende (1955), which in turn inspired Stephen Sondheim's A Little Night Music.
  • Mendelssohn music was also used in Max Reinhardt's version of Shakespeare's Midsummer Night's Dream, A (1935).

 

Citazioni

  • Maxwell, io non sono un poeta, io non muoio per amore: io lavoro a Wall Street. (Andrew)

 

RECENSIONI

 

Critica da "Il Mereghetti 2000":

Una commedia leggera e spumeggiante immersa in una natura complice e partecipe (splendidamente fotografata da Gordon Willis), sotto il segno di Shakespeare e Bergman. Allen dichiara il suo amore cinefilo con la scena memorabile della sfera magica che irradia immagini stregando i presenti. È il primo film di Allen interpretato da mia farrow, sua compagna di allora.



Da Tullio Kezich, Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982, Oscar Mondadori

Esistono i folletti? Arrivato all’ultima lezione del corso, il solenne professore Josè Ferrer non ha dubbi: i folletti non esistono, al mondo c’è solo la ragione. Eppure di lì a qualche giorno, durante il weekend nuziale con la fresca sposina Mia Farrow, il dotto personaggio scoprirà che le cose stanno diversamente. Nella tenuta campagnola in cui vive la cugina di Ferrer, Mary Steenburgen, circola un’aria pazzerella: un po’ a causa delle trovate di suo marito, Woody Allen, inventore a tempo perso di macchine volanti, un po’ per l’arrivo dell’amico medico Tony Roberts con un’amichetta occasionale, l’infermiera Julie Hagerty. Immersi negli incanti paesaggistici della fotografia di Gordon Willis, stimolati dalle musiche di Mendelssohn, impegnati in un gioco di liberi scambi alla Feydeau, i sei personaggi si prendono e si lasciano, imbastiscono amoretti fatui, mimano le tragedie della vita e del sesso. Finché Ferrer procombe sul campo di Eros fra le braccia dell’infermiera e diventa un folletto. Tenendosi in secondo piano con godibile discrezione, Woody guida la sarabanda con eccelsa bravura di scrittore e di cineasta. Sarà anche vero che come modello ha avuto presente, fin troppo, Sorrisi di una notte d’estate, ma questa leggerezza di tessitura, questa perfezione di intonazioni e di ritmo, questa divertita e irridente felicità di espressione non c’è neppure nel film di Bergman. Non state a sentire chi vi dice: è un film minore, una cosetta. È un piccolo classico.


 

RECENSIONE

Dopo la spietata autoanalisi di Stradust Memories Allen ha bisogno di “divertimento”. Ma si tratta, come sempre, di una “vacanza” soltanto apparente. Già le dinamiche produttive dovrebbero metterci sull’avviso. Il regista gira questo film contemporaneamente a Zelig (a cui la critica americana presta comunque più attenzione). Completato il copione di Zelig, mentre la produzione ne stima il budget, un Allen “disoccupato” scrive in due settimane Commedia sexy. Si ritrova quindi a fare i casting e a scegliere gli esterni in contemporanea e i due film giungono insieme ai nastri di partenza. Allen continuerà a passare da un set all’altro anche se poi Zelig richiederà tempi di lavorazione decisamente più lunghi. Mentre in questo secondo film, come vedremo, il regista prosegue il suo lavoro di sperimentazione anche sull’uso del bianco e nero e delle possibili elaborazioni cromatiche, in Commedia sexy il bisogno di tornare a lavorare sul colore si fa evidente. Con Willis sceglie un luogo di campagna che possa restituire il calore della luce solare e in cui la natura sfugga a quella sorta di regola non scritta per cui Allen gira quasi sempre in autunno, che è la stagione che preferisce. Qui, invece, quando le foglie cominceranno a perdere la loro naturale brillantezza, si provvederà a verniciarle. La campagna dunque (rigorosamente a quaranta minuti d’auto da Manhattan per poter far ritorno a sera nell’adorata metropoli) e una natura che, per una volta, Woody si sforza di trovare attraente. Senza però rinunciare a un tocco di tenera ironia quando, per descriverne la bellezza, inanella una serie di inquadrature degne del miglior documentario disneyano anni Sessanta (ha dichiarato a Time nel 1979: “Preferirei morire piuttosto che vivere in campagna”, non dimentichiamolo).
Ciò che la critica americana sembra non aver colto è quanto quest’opera sia, ancora una volta nella filmografia alleniana, imbevuta di cultura cinematografica, letteraria, pittorica e musicale. Anzi, si tratta forse di uno degli esempi più alti in cui la fusione di questi diversi aspetti dà luogo a una nuova riflessione sulle dinamiche del sentimento e sul senso della vita dotata di una leggerezza incantevole. A partire proprio dalla musica di Mendelssohn che “marca” il film con la marcia nuziale di apertura e accompagna, con altri brani dello stesso autore, lo svolgersi della vicenda. È una scelta rigorosa e, al contempo, lieve che rende ancor più consapevolmente brillante il contesto narrativo. I riferimenti cinematografici sono espliciti: Sorrisi di una notte d’estate e Il volto di Ingmar Bergman a cui ci si richiama anche con il trucco scenico di José Ferrer e Tony Roberts. Non dimentichiamo poi un’altra fonte di ispirazione, quel La regola del gioco di Jean Renoir che Allen ben conosce. Il riferimento del titolo è ovviamente una parafrasi dello shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate mentre le atmosfere, ricostruite magistralmente grazie anche alla collaborazione dell’abile costumista Loquasto e dello scenografo Mel Bourne, rinviano alla pittura impressionista e alle illustrazioni di Edmond Dulac per La tempesta. Come non individuare poi la riflessione sulle dinamiche di messa in scena proprie del teatro di Feydeau di cui Allen rivaluta, al di là dell’aprirsi e chiudersi a tempo delle ormai classiche porte, la capacità di analisi lucida dei comportamenti di una classe sociale del proprio tempo?
In questo microcosmo che si riunisce in campagna portandosi dietro tutte le nevrosi urbane (e contemporanee) siamo infatti di fronte a un’operazione di attualizzazione condotta in modo rigoroso. I costumi d’epoca, i macchinari leonardeschi, le vecchie auto più o meno sferraglianti costituiscono un’operazione mimetica simile (e al contempo diversa) a quella di Amore e guerra. Là l’esercizio di stile trasferiva il “sentire” newyorkese wasp contemporaneo nell’antica Madre Russia, qui invece è l’Europa, con la sua arte e cultura, che cerca un connubio con una Manhattan in vacanza. Non è un caso che allo spettatore nasca, magari dettata solo dalla coincidenza numerica, l’idea di una parentela anche con il pirandelliano Sei personaggi in cerca d’autore. I sei protagonisti di Commedia sexy sono tutti, nessuno escluso, dei personaggi in ricerca di se stessi. Leopold nasconde dietro il proprio rigore razionalistico e un troppo esibito autocompiacimento culturale il bisogno di riaffermare la concretezza e, al contempo, l’alterità della vita. Quello che avrebbe potuto divenire, sotto un’altra penna, il classico cocu da farsa si trova invece a riassumere in sé i timori e le ansie di chi sente che la vita potrebbe sfuggirgli da un momento all’altro e, avendola spesa a negare qualsiasi possibilità di immortalità dell’anima, muore tra le gambe di chi può regalargli un ultimo, vero sorriso. Non è epicureismo quello di cui si fa portatore dopo aver sperimentato la “realtà” dell’immaterialità. È invece una forte riaffermazione della vita e della necessità di non sprecarla. (…)

Giancarlo Zappoli


 

RECENSIONE

Atteso al varco, Allen offre con Una commedia sexy un primo (e, ovviamente, soggetto a ulteriore verifica) indizio di positivo superamento della propria crisi di cineasta. Probabilmente, in futuro Una commedia sexy entrerà nel novero dei film di transizione, momento di passaggio tra fasi diverse: ma oggi può essere valutato solo nella sua impalpabile omogeneità, in quanto dimostrazione della completa maturità stilistica del suo autore.
Quanto a intreccio, tipologia dei personaggi e dinamica narrativa, Una commedia sexy in una notte di mezza estate ricalca piuttosto puntualmente i film precedenti di Allen; la qual cosa avvalorerebbe quelle annoiate critiche che hanno rimproverato a Allen di essersi limitato a modificare l'ambientazione storica e geografica dei propri nevrotici newyorkesi, affogando ricercatezze, anacronismi e bella fotografia in discorsi usurati. Se la storia narrata è sempre la stessa, sorge il dubbio che ciò che conta realmente in sede di giudizio siano i modi della narrazione, la capacità di rinnovare sempre l'attenzione intorno a psicologie e dinamiche esistenziali abituali, di ricreare ogni volta la magia dello spettacolo cinematografico. Oltre che, naturalmente, la capacità personale dell'autore di crescere e modificarsi; ma anche questa, soprattutto in periodi squallidamente ripetitivi e scarni come il nostro, va forse ricercata di più nell'evoluzione linguistica che non in quella contenutistica. In questo senso, non c'è dubbio che Una commedia sexy si presenti (senza essere certamente il miglior film di Allen) come compatto risultato di uno sforzo evolutivo che, se ha richiesto la soppressione di forti connotazioni personali, apre probabilmente la strada a un cinema di stampo più narrativo. Costruito come Amore e guerra in chiave di lettura aggiornata di un universo culturale storicamente determinato e circoscritto (in questo caso, più letterario che cinematografico), Una commedia sexy supera in primo luogo la tentazione più lusinghiera e più immediatamente effettistica che si presenta a un comico acculturato come Allen, quella della parodia. L'amabile presa in giro delle convenzioni figurative, letterarie ed esistenziali di un certo periodo (una fine secolo tanto vicina da avere precisi riscontri anche nel mondo contemporaneo) passa qui attraverso poche selezionate immagini e attraverso un numero ancor più ridotto di parole. Il sottotono costante in cui è tenuto il personaggio di Allen contribuisce naturalmente al raggiungimento di questo nuovo equilibrio; l'autobiografismo critico che ha connotato tutto il primo cinema di Allen, via via stemperatosi, appunto da Amore e guerra in poi, in una dinamica più collettiva, sembra a questo punto definitivamente superato; non solo il suo personaggio è in secondo piano, ma non rappresenta neppure più la chiave di volta della narrazione, il metro attraverso il quale valutare le azioni degli altri personaggi (definitivamente soppiantato in queste funzioni dal personaggio femminile). Eliminata la parodia, superato il proprio personaggio senza dover per questo ricorrere alla totale autoeliminazione (come era accaduto, quasi a preventiva tutela della drammaticità del soggetto, in Interiors), concluso con Io e Annie e Manhattan il ciclo di avvicinamento alla commedia, si imponeva come scoglio inevitabile per Allen
la costruzione di un plot che riequilibrasse il peso dell'autobiografismo pur senza prescinderne, di un contesto filmico finalmente scindibile dalla presenza dell'autore, di un ritmo narrativo meno condizionato dall'incessante monologare (verbale e figurativo) che caratterizzava il suo stile. Come detto, Allen non va lontano da se stesso per cercare la propria storia: prende tre coppie (da Manhattan o da Interiors) e decide di mischiarne l'assortimento. L'idea alla quale si appiglia per dare uno sviluppo più narrativo e, almeno all'apparenza, più concluso al film è quella della concentrazione spazio-temporale: a parte la breve presentazione iniziale dei personaggi, l'azione si svolge in un solo giorno e in un solo luogo. Il che significa, per l'autore, essenzializzare al massimo i passaggi narrativi, e, per lo spettatore, un senso (probabiImente, contraddittorio) di maggiore determinatezza della storia a cui ha assistito. Una commedia sexy, in pratica, è il primo film di Allen che potrebbe essere definito «a lieto fine», dando naturalmente a questa definizione il senso di transitoria pacificazione del tutto legata all'occasionalità momentanea; un lieto fine, in sostanza, che non esce dai confini di quella, e magari, di qualche successiva notte di mezza estate, ma che viene percepito in quanto tale proprio perchè tutta la narrazione è stata racchiusa in un ristretto ambito temporale. È come se Allen avesse lasciato Ike Davis e Mary Wilke la sera del loro incontro sulla panchina sull'Hudson: sappiamo quello che può accadere in seguito, perchè proprio lui ce l'ha tante volte raccontato, ma questa consapevolezza toglie ben poco alla preziosa felicità di quel momento, uguale a tanti altri raccolti e consegnati conclusivamente alle ultime inquadrature del cinema classico. Allen non ha fatto un film felice, ma, per la prima volta, ha fatto un film «concluso», ha ricomposto, secondo lo schema tradizionale delle storie cinematografiche, gli equilibri spezzati nel corso della narrazione. Ma non per questo ha fatto un film tradizionale; il suo sforzo è invece se mai consistito nel riuscire a dare, attraverso la scansione ritmica, un'apparenza tradizionale a una struttura anomala (un giorno e un luogo sono nel cinema tentazioni ricorrenti, ma certamente non norme abituali), trasportando all'interno di quest'ultima l'identica immagine dell'esistenza come successione, a volte slegata, di momenti, a volte felici, che era solito trasmettere attraverso una narrazione fortemente spezzettata nel tempo e un accostamento di lunghe, impercettibili modificazioni descrittive. (…)

Emanuela Martini, Cineforum n. 219

 

 

 



 

 

 

CREDITI COMPLETI Una commedia sexy in una notte di mezza estate:

Directed by Woody Allen

Writing credits (in alphabetical order)
Woody Allen

Cast (in credits order)
Woody Allen .... Andrew
Mia Farrow .... Ariel
José Ferrer .... Leopold (as Jose Ferrer)
Julie Hagerty .... Dulcy
Tony Roberts .... Maxwell
Mary Steenburgen .... Adrian
Adam Redfield .... Student Foxx
Moishe Rosenfeld .... Mr. Hayes
Timothy Jenkins .... Mr. Thomson
Michael Higgins .... Reynolds
Sol Frieder .... Carstairs
Boris Zoubok .... Purvis
Thomas Barbour .... Blint
Kate McGregor-Stewart .... Mrs. Baker

rest of cast listed alphabetically
J. David Copeland .... (uncredited)
Tony Farentino .... (uncredited)

Produced by
Robert Greenhut .... producer
Charles H. Joffe .... executive producer
Michael Peyser .... associate producer

Non-Original Music by
Felix Mendelssohn-Bartholdy (as Felix Mendelssohn)
Robert Schumann ("Ich grolle nicht" from song cycle "Dichterliebe, Op. 48") (uncredited)

Cinematography by Gordon Willis

Film Editing by Susan E. Morse

Casting by Juliet Taylor

Production Design by Mel Bourne

Art Direction by Speed Hopkins

Set Decoration by Carol Joffe

Costume Design by Santo Loquasto

Makeup Department
Fern Buchner .... makeup designer
Romaine Greene .... hair designer
Jay Cannistraci .... additional makeup artist (uncredited)

Second Unit Director or Assistant Director
Frederic B. Blankfein .... first assistant director (as Fredric B. Blankfein)
Tony Gittleson .... second assistant director (as Anthony Gittleson)
Thomas A. Reilly .... second assistant director (as Thomas Reilly)
Duncan Scott .... dga trainee

Art Department
Joseph Badalucco Jr. .... chief set dresser
Robert Bauer .... construction grip (as Bob Bauer)
Gregory Bolton .... assistant art director
Herb Darrell .... shop craftsman
Glen Engels .... construction grip
James Halligan .... construction grip
Susan Kaufman .... art department coordinator
James Mazzola .... property master
Toni Ross .... art department coordinator
Janet Shaw .... set dresser
Cosmo Sorice .... stand-by scenic artist
James Sorice .... master scenic artist
Kenneth Vogt .... property man
Anthony Zappia .... shop craftsman (as Tony Zappia)

Sound Department
Marjorie Deutsch .... sound editor
Frank Graziadei .... sound recordist
Jack Higgins .... sound re-recording mixer
Melissa A. Higgins .... assistant sound editor
Beriau Picard .... assistant sound editor
James Sabat .... production sound mixer
Louis Sabat .... boom operator
Dan Sable .... supervising sound editor
Lynn Sable .... apprentice sound editor

Stunts
J. David Copeland .... stunt double: Mr. Allen
Tony Farentino .... stunt double: Mr. Roberts

Other crew
Pamela Scott Arnold .... assistant film editor (as Pamel S. Arnold)
Nicholas Bernstein .... production assistant
Timothy M. Bourne .... location scout (as Timothy Marshall Bourne)
Kay Chapin .... script supervisor
Bill Christians .... wardrobe supervisor: men
Lancey Saunders Clough .... wardrobe supervisor: women
James A. Davis .... production assistant (as James Davis)
Rocco Derasmo .... transportation captain
David Epstein .... assistant location auditor
James Greenhut .... production assistant
Anne Gyory .... location scout
Brian Hamill .... still photographer
Douglas C. Hart .... assistant camera
Joseph Hartwick .... location auditor
Paula Herold .... casting assistant
Nicole Holofcener .... production assistant
Jeffrey Kurland .... assistant: Mr. Loquasto
Diana Laptook .... location scout
Ronald M. Lautore .... camera operator
Michael Lindgren .... location scout
Dave McClean .... best boy
Richard Nord .... first assistant film editor
Gloria Norris .... assistant: Mr. Allen
Robert Paone .... second assistant camera (as Bob Paone)
Joseph Pierson .... production assistant
Helen Robin .... production coordinator
Gail Sicilia .... unit publicist
Andrea Snyder .... production assistant
Jeri Sopanen .... camera operator: second unit
Todd M. Thaler .... assistant production coordinator (as Todd Thaler)
Louis S. Toth Jr. .... dolly grip
Carl Turnquest Jr. .... location projectionist (as Carl Turnquest)
Pat Walke .... chapman crane operator
Dusty Wallace .... gaffer
Robert Ward .... key grip (as Bob Ward)
Christine P. Williams .... apprentice film editor