Broadway Danny Rose regista, sceneggiatore, attore dvd8 1984 commedia
   (Broadway Danny Rose)

Regia: Woody Allen
Sceneggiatura.: Woody Allen
Fotografia: Gordon Willis
Scenografia: Mel Bourne
Costumi: Jeffrey Kurland
Suono: Dick Hayman
Montaggio: Susan E. Morse

E uno di quei film da cui si esce più intelligenti. Leggero, disinvolto, mai intellettualistico, tenero. Ricorda i racconti di Damon Runyon. Pur dicendo cose diverse, Allen fa sempre lo stesso film.

Interpreti: Woody Allen (Danny Rose), Mia Farrow (Tina Vitale), Nick Apollo Forte (Lou Canova), Milton Berle (sé stesso)

Nazione: USA
Produz: Orion Pictures
Distribuz.
Columbia Tristar Pictures
Durata:
85', B/N
Genere: commedia

Filmografia

La Trama:

Storia di Leonard Zelig (in yiddish: benedetto), un omarino ebreo americano e camaleonte umano, tra le due guerre, che nella sua smodata smania di essere accettato e amato ha sviluppato la capacità camaleontica di assumere le caratteristiche somatiche, psichiche e lessicali di chiunque incontri. Il più originale e, forse, il meno divertente film di W. Allen, se si tolgono le escursioni esplicite nel dramma. Rappresenta nel suo itinerario quello che è Tempi moderni (1936) in quello di Chaplin. Apologo sul conformismo e lo sforzo d'integrazione degli emigranti USA, satirica riflessione sul mito del successo e sulla mania, altrettanto americana, di trasformare in idolo chiunque abbia un particolare talento e poi dimenticarlo (distruggerlo) con altrettanta velocità. Straordinario lavoro di mimesi e intarsio dell'operatore G. Willis con brevi interviste a colori a Susan Sontag, Bruno Bettelheim, Saul Bellow, Irving Howe nella parte di sé stessi.

 

Trama Approfondita:

Siamo nel 1928. L'uomo del momento è Leonard Zelig, vittima di una ignota malattia che si manifesta nella trasformazione psicosomatica dei tratti in conseguenza del contesto in cui l'individuo si trova. Ricoverato in ospedale, Zelig viene seguito da Eudora Fletcher, una psichiatra che cerca di scoprire le radici dello strano fenomeno nell'inconscio del paziente. Il "camaleontismo" di Zelig si trasforma in una moda. Leonard viene affidato alla sorellastra che cerca di trasformarlo in un fenomeno da baraccone. La dottoressa Fletcher tenta di proteggere Leonard e se ne innamora. I due decidono di sposarsi, ma Zelig, turbato dagli scandali montati dalla stampa, fugge in Europa. Eudora lo ritrova a Berlino: Leonard è alle spalle di Hitler durante un'adunata nazista. Fuggiti dalla Germania, Leonard e Eudora vengono accolti trionfalmente in patria.

 

APPROFONDIMENTI:

Gross: $11.8m
Release Date: July 15, 1983 (USA) March 16, 1983 (Sweeden), February 3, 1984 (Finland)

 

 

Premi e riconoscimenti:

  • Academy Awards, USA
    Year 1984
    Nominated Oscar
    Best Cinematography
    Gordon Willis
    Nominated Best Costume Design
    Santo Loquasto
  • BAFTA Awards
    Year 1984
    Nominated BAFTA Film Award
    Best Cinematography
    Gordon Willis
    Nominated Best Editing
    Susan E. Morse
    Nominated Best Make Up Artist
    Fern Buchner John Caglione Jr.
    Nominated Best Original Screenplay
    Woody Allen
    Nominated Best Special Visual Effects
    Gordon Willis, Joel Hynek, Stuart Robertson, Richard Greenberg
  • Bodil Awards
    Year 1984
    Won Bodil
    Best Non-European Film (Bedste ikke-europæiske film)
    Woody Allen (director)
  • David di Donatello Awards
    Year 1984
    Won David
    Best Foreign Actor (Migliore Attore Straniero)
    Woody Allen
  • Golden Globes, USA
    Year 1984
    Nominated Golden Globe
    Best Motion Picture - Comedy/Musical

    Nominated Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Comedy/Musical
    Woody Allen
  • New York Film Critics Circle Awards
    Year 1983
    Won NYFCC Award
    Best Cinematographer
    Gordon Willis
  • Venice Film Festival
    Year 1983 Won Pasinetti Award Best Film
    Woody Allen
  • Writers Guild of America, USA
    Year 1984
    Nominated WGA Award (Screen)
    Best Comedy Written Directly for the Screen
    Woody Allen

 

CURIOSITA'

  • The word zelig is taken from the German word, selig, meaning blessed.
  • Mia Farrow's character, Dr. Eudora Fletcher's, name was taken from one of Woody's old school Headmistresses.
  • The original title for the film was to be "The Cat's Pyjamas".
  • Mae Questel, the voice of Betty Boop from 1931 to 1989 is the voice of Helen Kane singing "Chameleon Days".
  • Woody Allen originally wanted Greta Garbo to be one of the people interviewed.
  • Because it took so long to match Woody Allen to the old newsreel footage, Allen managed to film and complete A Midsummer Night's Sex Comedy and Broadway Danny Rose, in the time it took to complete this. Woody Allen later claimed that there is no mechanical way to age film, so they would either scrunch the negative up, or stamp on it.
  • To create authenticity, the production used actual lenses, cameras and sound equipment from the 1920s, and used the exact same lighting that would have been done. In addition, Gordon Willis took the exposed negatives to the shower, and stomped on them.
  • Factual Errors: On the Nazi film reel, the announcer calls Zelig a "schweinhund" - real Germans in the 1940's never called anyone that; the proper term is "schwein". "Schweinhund" was invented in American World War II movies at the time.

 

CITAZIONI PER Zelig

Scena1

  Leonard Zelig Woody Allen
  Dr. Eudora Fletcher  Mia Farrow
  Paul Deghuee John Rothman
Narratore Conscia del significato del suo lavoro, Eudora Fletcher decide di filmare le sedute. Per questo, si mette in contatto col cugino, Paul Deghuee, inventore e fotografo a tempo perso.
Paul Deghuee
(oggi, intervistato)
Lei mi disse «Voglio avere una testimonianza di questo caso per le generazioni future e il mondo della scienza. E voglio che tu non faccia sentire il rumore della cinepresa». E io le dissi «Perché non prendi degli appunti e te la scrivi?». E lei disse «Paul, quando uno cambia il proprio aspetto fisico bisogna vederlo, non lo si può leggere. E poi ho l’intenzione di passare alla Storia».
Narratore La stanza bianca è preparata con cura per assicurare la massima serenità. È uno studiolo con pochi mobili in casa della dottoressa Fletcher. Alla meno peggio inchiodano dei riflettori alla parete per avere abbastanza luce. Nascondono dei microfoni in punti strategici. La cinepresa è posta dietro un vetro che la rende più discreta. L’unico guaio è il rumore del motorino, ma l’attutiscono con una coperta e con quel che trovano a portata di mano. Da questo suo angolino il fotografo Paul Deghuee girerà le famose sedute della stanza bianca, un documento eccezionale negli annali della psicoterapia.

Seduta di analisi di Leonard Zelig.

Leonard Zelig (WA) C'è sempre tanta luce qui?
Eudora Fletcher Riprendo queste sedute se non le dispiace.
Leonard Zelig C'è qualcuno là dietro.
Eudora Fletcher È una macchina da presa.

Leonard Zelig saluta guardando la mdp.

Narratore Dopo essersi districati da infinite questioni legali, Leonard Zelig ed Eudora Fletcher si sposano. È una cerimonia semplice, ripresa in filmetti privati.

Sali

Scena2

  Leonard Zelig  Woody Allen
Narratore Oltre ai prodotti ed alla pubblicità, ci sono esibizioni a non finire. A Hollywood va per la maggiore e gli offrono un contratto per un film.
Narratore Zelig ha venduto la storia della sua vita a Hollywood per una grossa somma di denaro. Quando scoppia lo scandalo i produttori chiedono indietro i soldi. Zelig può restituirne solo la metà, il resto è già stato speso. Offesissimi, gli ridanno indietro solo metà della sua vita. Si tengono i momenti migliori e a lui rimangono solo le ore dei pasti e del sonno.

Sali

Scena3

  Leonard Zelig  Woody Allen

Cinegiornale d’epoca.

Didascalia Camaleonte curato da dottoressa che è anche bella! Ci sono voluti mesi ma ce l’ha fatta
Speaker La dottoressa Eudora Fletcher, l'eroina del momento. L'intelligente e giovane psichiatra aveva sempre creduto che Zelig soffrisse di disordini mentali. Lavorando col cugino, il cameramen Deghuee, ha tenuto un vivo resoconto del metodo compreso un raro metraggio di Zelig ipnotizzato.

(…)

Speaker Qui a S. Simeon, favolosa terra del magnate della stampa W.R. Hearst celebrità d'ogni tipo prendono il sole o giocano. C'è Marie Dressler con il Sig. Hearst. Sempre ospite gradita a San Simeon la Dressler accetta un fiore da un'ammiratrice. Con lei è Marion Davies. Sul lavoro è sempre molto seria. Ma in questo favoloso luogo di svago ci mostra il suo lato giulivo. Eccola, indovinate con chi! Charlie Chaplin. Che scherza sempre. New York è a 5000 chilometri, ma il sindaco varca il magico cancello del Sig. Hearst. Un altro newyorchese è L. Zelig che fa il buffone con l'amatissimo cowboy Tom Mix. Sarà geloso Tony? Tony è il cavallo di Tom, Pensavamo che andassero sempre insieme. Ecco di nuovo Chaplin. Ouesta volta con Adolph Menjou. Ci sono Claire Windsor e Dolores Del Rio. Un'attraente Eudora Fletcher chiacchera con James Cagney, l'ultimo grido di Hollywood. E chi abbiamo qui? Una bella signora di nome Carole Lombard. Ci sono la dottoressa Fletcher e Leonard Zelig che fanno due tiri con Bobby Jones sul campo di Hearst. Se Leonard non rifà il camaleonte diventando un campione di golf scommetterei su Bobby. In fondo è bello che si divertano.

Sali

Scena4

  Leonard Zelig Woody Allen
  Dr. Eudora Fletcher  Mia Farrow
Eudora Fletcher anziana Mi trascinavo qua e là, piangevo. E una sera che stavo particolarmente male, mia sorella Meryl mi disse «Sù, andiamo a cena, andiamo a un concerto». Ed io dissi «No, non ce la faccio », ma lei insistette, e così uscimmo, e poi ci ritrovammo in un cinema. Vedemmo Grand Hotel e c’era pure il cinegiornale.
(nel quale Zelig compare tra i nazisti)

 

 

RECENSIONI Zelig

Critica da "Il Mereghetti 2000":

La metafora dell’uomo di massa, in bilico tra conformismo e scissione dell’identità, condita dalle battute sul sesso e la psicanalisi che ci si aspettano da Allen («Devo andare a un congresso sulla masturbazione. Non vorrei che cominciassero prima di me») diventa qui una riflessione sui diversi piani della propria attività: artistica (anche il meno nobile dei generi, come il documentario, può arrivare ai vertici dell’espressività), storica (l’ortodossia sociale di Zelig è una malattia che può portare al fascismo), morale (la paura di essere diverso), metacinematografia (il continuo ricorrere alle citazioni e agli stili degli altri registi per esprimere se stesso), filosofica (il ruolo della voce e l’impossibilità di considerarci unici), senza dimenticare l’influenza della cultura ebraica (i riferimenti alla figura di Giobbe). Anche se alla fine resta l’impressione di un’opera fatta troppo con la testa e troppo poco con il cuore. La fotografia di Gordon Willis brilla per camaleontismo, e a volte è arduo distinguere le sequenze girate da Allen dagli spezzoni di repertorio. Susan Sontag, Bruno Bettelheim e Saul Bellow danno finte testimonianze e opinioni su Zelig.


 

Recensione di Alberto Cassani

Leonard Zelig è un insicuro cronico. Ha talmente bisogno di essere accettato dagli altri da diventare un vero e proprio camaleonte umano. A seconda della situazione in cui si trova e di chi gli sta attorno, Zelig cambia il proprio comportamento, il proprio modo di parlare e persino il proprio aspetto. Una psichiatra, Eudora Fletcher, lo intervista a lungo per capire cosa sta alla base di tanta insicurezza.

Probabilmente il miglior film di Woody Allen, un finto documentario molto più sottile e intelligente di quanto non voglia sembrare. "Zelig" ('benedetto' in lingua yiddish) è una pellicola tutto sommato poco divertente ma sorretta da una grande inventiva ed un'ottima realizzazione tecnica, che sfrutta appieno le capacità del Woody Allen attore e anticipa la presenza di Forrest Gump all'interno di quadretti di Storia vera.

La trama non nasconde la riflessione del suo autore sulle difficoltà di integrazione che ha il singolo appartenente ad una minoranza all'interno della società moderna, non nasconde la critica al conformismo e ancor di più alla malsana abitudine di innalzare a livello di idolo chiunque riesca a brillare anche solo per un momento, per poi rigettarlo nella polvere appena ci si rende conto che la sua grande capacità tale non era. 'Non nasconde' nel senso che non le occulta: le rende evidenti grazie alla struttura narrativa che alterna episodi della vita di Zelig con le analisi che di queste fa la dottoressa da cui è in cura.

Non è solo la perfezione tecnica dei "siparietti storici" che rende credibile la vicenda che ci viene raccontata, ma è la storia in sé - la vita che Allen ha immaginato per il suo personaggio - ad essere emozionante e sorprendente. Il lento aumentare della nostra conoscenza della personalità di Leonard Zelig è talmente intrigante, talmente ben studiato, che nonostante la relativa prevedibilità degli eventi rimaniamo incollati allo scorrere delle immagini per scoprire qualcosa di più di lui. Ma non tutto quello che vorremmo sapere ci viene davvero raccontato, il che toglie qualcosa al senso di appagamento che si prova alla fine del film. Appagamento per il relativo happy ending, e soprattutto per il fatto di non aver dovuto (ancora?) arrivare agli eccessi di Zelig per riuscire a sopravvivere nella società moderna.


 

Recensione di Girovite.it

Tra le cose migliori di Allen, Zelig (1983). Formalmente innovativo, il film racconta attraverso un falso documentario la storia di Leonard Zelig, un personaggio che sorprende la società dei felici anni Venti con la sua capacità camaleontica di trasformarsi in qualunque persona gli sia accanto. Diventato famoso grazie a questa sua disfunzione psicologica, Zelig viene utilizzato, sfruttato e alla fine umiliato da un pubblico volubile e divoratore. Solo una persona (Mia Farrow nel ruolo della dottoressa Eudora Fletcher) comprende che Zelig è solo una persona piena di paure e insicurezze, che si nasconde dietro alle maschere del molteplice per tentare di passare inosservato, anonimo e insignificante. Doveva essere un film breve, registrato in un periodo di riposo, è invece un film in cui tutta un'epoca trova espressione. Attraverso il trucco cinematografico Zelig / Woody Allen appare accanto a papa Pio XI, Al Capone, herbert Hoover, Scott Titzgerald, Adolf Hitler. Una lucida riflessione sull'ipocrisia della società di massa e sul pericolo di interferire con le libertà individuali. L'amore salva Leonard Zelig dal continuare a essere un fenomeno da baraccone, un essere insignificante che ha senso solo come comparsa in una comunità opprimente, capricciosa e remissiva.

 

COMMENTI PER ZELIG

Da FilmUp.it

grandissimo
Voto 10di 5
ironico, intelligente, originale, divertente, educativo
Lorenzo, 43 anni, Bari (BA).
(13 Ottobre 2006)


Straordinario
Voto 10di 5
Un film geniale, ealizzato con un'originalità e un'attenzione particolari. Peziosi gli interventi di personaggi famosi (Sontag e Bellow in primis)e l'ironia, tutta alleniana, delle scene. Un film come pochi.
Francesco, 18 anni, Vicenza (VI).
(22 Ottobre 2005)


Mai fatto un film del genere
Voto 10di 5
Zelig e' il miglior film di Woody Allen. E' originalissimo nel suo sviluppo, nel montaggio e nella sceneggiatura. La trama e' risaputa, leggete le opinioni sottostanti. Un film che si presta a numerose chiavi di lettura, ed e' tra i tre migliori film della storia(2001, La Vita e' bella). Woody ha dimostrato di avere una mente folle(in senso buono...)creando un film che rimarra' nell' immaginario collettivo per decenni. A questo proposito, un appunto ai dizionaristi(si dice cosi'?):perche' la parola zelig non viene inserita nei vocabolari pur essendo ormai di uso comune?
Gabriel, 17 anni, Roma.
(13 Ottobre 2005)


una bella scoperta!
Voto 10di 5
Quando si vede un film per "dovere"(e non per puro divertimento come la gente normale...) si ha quasi sempre l'abitudine di iniziare a soffrire prima della comparsa dei titoli di testa , di pensare al casino che si è lasciato a casa, di rimpiangere in anticipo quelle due orette perdute dentro una sala buia e colma di gente sconosciuta.Ma può anche accadere che, quando si vede un film per "dovere",(nell'ambito di un corso universitario di cinema...ad esempio)ti capitino davanti "gioielli" di cui ignoravi anche l'esistenza, frutti unici di geni controversi, pezzi irripetibili proprio perchè "troppo avanti".Ecco, "Zelig" di Woody Allen può abbracciare, almeno secondo il mio parere,tutte e tre le categorie appena elencate.Partendo da una storia dopotutto "lineare",nella sua improbabilità e irrealità, Allen costruisce un perfetto falso-documentario in bianco e nero(arricchito dalle immagini, la musica, la moda d'un tempo) in cui l'espressione, i gesti e le nevrosi del regista newyorkese sembrano confondersi con quelle del "camaleontico"(e qui ci vuole!)protagonista...sempre più folle, sempre più "estremo",sempre più irresistibilmente Woody!La visione è ovviamente (e vivamente)consigliata a tutti...una bella scoperta per me, un bel film per tutti.
Barbara, 20 anni, Bologna (BO).
(13 Aprile 2004)


Uno dei (pochi) film più geniali della storia
Voto 10di 5
Ebbene sì, arriva il momento di una Recenzione di "Zelig" il capolavoro di Woody Allen, vero esempio di come si può creare un personaggio assurdo e inserirlo nella storia umana come se niente fosse, facendolo passare per vero. La storia si svolge come se fosse un documentario ed è girata con grande professionalità come se l'autore del format fosse un grande giornalista. Si mettono assieme delle interviste di persone appartenenti al mondo della letteratura e della scienza, di personaggi veri o fittizi e si crea un mito come Marylin, CheGuevara, Lennon, etc. Davvero grandissimo, Woody.
Mauro, 30 anni, Messina.

 


Da Filmscoop.it

agentediviaggi  @  22/01/2007 23.17.49
   8½ / 10
E' il capolavoro di Allen, sia come regista che come attore. Un film che parla della difficoltà di essere accettati nella ns. società e della necessità del protagonista di adattarsi in modo estremo al contesto in cui si trova privandosi però di una sua identità. Una psicologa farà di tutto per aiutarlo.
Belli anche i commenti dellai gente di spettacolo e cultura su Zelig e le sue peripezie.

Gruppo COLLABORATORI Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  29/12/2006 22.21.56
   9 / 10
Per quanto il sospetto di manierismo ed esercizio stilistico un po' fine a se stesso rimanga, questo film ambizioso e tecnicamente superlativo (memorabili certi virtuosismi degni del welles regista) resta una delle vette ineguagliabili di Allen, che ben difficilmente tornerà a realizzare capolavori di questo livello (almeno a giudicare da gran parte della produzione piu' recente)
E' curioso che in un certo senso sia tecnicamente affine all'"Elephant man" di Lynch, anche se i film sono divergenti e non complementari dal punto di vista soggettivo.
Affascina e inquieta questa figura letteralmente fenomenale che assume le sembianze dell'umanità che lo circonda, attraverso la quale egli ne coglie una caricatura che è l'essenza della nostra fisionomia umana

quaker  @  15/06/2006 13.15.27
   9½ / 10
Questo film, particolarmente complesso, visto una sola volta, avendo in mente le altre opere di Woody Allen, e specialmente le commedie ambientate a New York, può sembrare noioso, ed è senza dubbio anomalo, sia rispetto ai lavori comici che a quelli drammatici (di solito meno riusciti, anche perché è evidente l'influenza di Bergman e difettano perciò spesso di originalità).
Rivisto con attenzione, anzitutto si coglie che Allen ha inteso affrontare, in modo tutto suo, il tema della assimilazione ebraica negli Stati Uniti (e nel mondo moderno) e, più in generale, quello della identità culturale di ogni gruppo, in una società multietnica e multiculturale.
Ciò è stato fatto in maniera assolutamente geniale, ricostruendo una intera vita, con una abilità da miniatore (si pensi ai gadget dell'uomo camaleonte creati apposta per questo film, o agli spezzoni di documentari, alcuni sicuramente d'epoca, altri appositamente girati) che è uno degli aspetti più sbalorditivi del lavoro non solo di W. A. ma anche dei suoi collaboratori.
In definitiva da vedere, ma solo se si è disposti, e se ne ha voglia, a prestare la massima attenzione ad ogni particolare, perchè il film è tutto nei dettagli.

giax-tommy  @  22/05/2006 14.40.58
   10 / 10
commedia incredibile.mi sono tanto divertito.il sarcasmo e l'ironia sono rese ancora più sottili,perchè le circostanze raccontate,sono considerate reali perchè sotto forma di documentario.una grande prova di allen,che mi continua a meravigliare.per me un artista resta nel cuore finchè riesce a farti rimanere a bocca aperta,e non ti costringe a pensare "ho perso 2 ore della mia vita,che peccato".mi emoziona,e mi fa ridere....è un grande

2 risposte al commento
Ultima risposta 30/08/2006
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france  @  14/03/2006 20.00.53
   9 / 10
geniale...
un omino che per inserirsi nella società è disposto a cambiare adeguandosi... anche troppo

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento stefano76  @  28/02/2006 13.08.36
   8 / 10
Ottimo film, girato interamente come fosse un (falso) documentario sulla vita di un personaggio inventato. Che per Woddy Allen diventa il pretesto per affrontare temi e personaggi a lui già cari, ma questa volta in maniera insolita. Rimangono tuttavia l'ironia e il sarcasmo che caratterizzano le sue pellicole (vedi il finale bizzarro e grottesco).

compeed  @  24/02/2006 11.13.43
   8 / 10
Film-documentario, forse a livello registico il miglior lavoro di woody allen. La storia è interessante, un uomo ke muta fisicamente ed intellettualmente x nn sentirsi a disagio.. Be' rispetto al primo filone di allen ho riso meno ma l'idea m'è piaciuta di più!

THE FEX  @  12/02/2006 0.44.42
   8 / 10
Realizzando sotto forma di documentario una biografia totalmente inventata, Allen racconta una storia che non può non avere punti di contatto con la realtà sociale che impera ormai da secoli. Il fatto che un personaggio simile sia stato eccessivamente "gonfiato" dai media come fenomeno del momento, per poi, una volta acquisita la normalità (e di conseguenza la scarsità di personalità) venire snobbato e ripudiato, ci fa capire quanto sia triste rimanere noi stessi in un sistema che non vede l'ora di sfruttare a più non posso le nostre poche capacità(mentali, spirituali, fisiche..) fino a portarle alle estreme conseguenze, e a renderle innocue e incolori. Zelig è solo un'anima che non vuole essere se stessa ma tante e tutte insieme, perchè si rende conto che solo comportandosi come gli altri riuscirà a ottenere qualcosa di concretamente importante, mentre rimanendo fedele a se stesso capirà a malincuore che avrà scarso successo nella vita, proprio per la paura che la propria personalità sia già di qualcuno che magari l'ha usata meglio di lui, ottenendo successi in più campi. Grazie all'aiuto di un'impacciata psicoanalista, emergerà il "vero" Zelig, (un tizio banale e goffo) e proprio nel momento in cui è giunta la guarigione, rispunteranno vecchie storie finite male, che faranno capire al povero protagonista quanto sia dura ricominciare a vivere con il proprio Io.Tutto finirà più o meno bene(compresa la sua infatuazione per la dottoressa),e tutta la storia sarà archiviata dalla stampa e dalla tv per venire magari poi riproposta per sopperire alla carenza di nuovi fenomeni.Allen,utilizzando lo humour e lo spirito che lo ha reso celebre,sembra porsi un interrogativo di shakespiriana memoria che è alla base del film:"Essere o non essere?Questo è il problema".Verrebbe voglia di essere titubanti,ma è la corrente della realtà che ci spinge ad affrontare la vita con più maschere, senza mai che quella giusta prenda il sopravvento.
Antoniusblock  @  27/12/2005 12.18.31
   9 / 10
Spassosissimo e molto significativo.
L'uomo camaleonte, che ha quasi messo in ginocchio il mondo, prima per la sua fama , poi per le sue disgrazie. Ritratto di un uomo con forti turbe mentali, ma che grazie all'amore...

Gruppo COLLABORATORI bungle77  @  18/11/2005 14.23.28
   9 / 10
il miglior film di woody allen...

la mia opinione  @  10/11/2005 21.16.48
   5 / 10
Mi aspettavo molto di meglio non so... mi sono addormentata non ce l'ho fatta a seguirlo, registicamente è fatto bene ma non ci ho trovato nulla di interessante.

1 risposta al commento
Ultima risposta 22/05/2006
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volubilis  @  05/10/2005 15.01.11
   8 / 10
Mi ha colpito, mi è sembrato più sofferto degli altri film di Woody, e forse per questo anche convincente

serenella  @  04/07/2005 20.21.25
   10 / 10
senza parole, uno dei migliori del mitico woody...

benzo24  @  25/05/2005 20.05.50
   10 / 10
stupefacente ed imprevedibile pellicola sulla solitudine e sulla diversità. Mitico.

 

SPECIALE :

Nadia fiamenghi 

Zelig come parodia dei meccanismi di costruzione di una star



 

Zelig come parodia


Leonard Zelig, il personaggio in grado di cambiare in base a chi gli sta accanto, l’ “homme camaléon”, è pura invenzione. Nella storia, cioè, non è mai esistita alcuna persona che rispondesse alle caratteristiche di questo strano uomo. Zelig è parodia. La parodia è resa da molteplici fattori nel film. Ma, prima di parlare di questo, è necessario specificare cosa intendiamo per parodia.

Potrà aiutare, in questo senso, quanto Gilles Thérien afferma in un suo articolo: “lo spettatore identifica l’effetto parodico. E’ in grado di percepire uno scarto tra ciò che vede e qualcos’altro. Sente questo scarto come una tensione che produce del riso poiché mette in scena del ridicolo, dell’improbabile”.1 È possibile identificare a questo proposito il “ciò che vede” con il film, e il “qualcos’altro” con le convenzioni del genere documentario. Ed ecco allora dove appare chiaro il dispositivo parodico in Zelig in tutte quelle scene “storiche” che vedono come protagonisti Zelig / Woody Allen e, di volta in volta, Hitler, il Papa, Charlie Chaplin, e così via. Lo spettatore ritiene impossibile la presenza di Woody Allen in quel contesto. L’intero film lavora su questo aspetto, e lo fa allo scopo di demistificare alcuni meccanismi che si instaurano in una moderna società occidentale. La parodia, infatti, spesso mettendo in discussione un testo (nel caso di Zelig, il documentario) attraverso un altro testo (qui, il film), si pone come obiettivo quanto evidenziato da Linda Hutcheon: utilizzare il testo come sfondo per porre la contemporaneità sotto indagine.2 Strumento privilegiato (ma non necessariamente presente) per ottenere questo obiettivo è l’utilizzo dell’ironia, il cui rifiuto dell’univocità semantica va di pari passo col rifiuto dell’univocità testuale attuato dalla parodia.3

 

dei meccanismi di costruzione di una star

 

Zelig diviene subito celebre. Nel corso della vicenda narrata nel film, la sua celebrità subisce continui mutamenti, riconducibili a quattro tipologie di figura celebre: caso clinico, fenomeno da baraccone, criminale, eroe americano. Tale celebrità raggiunge il suo apice quando la malattia di Zelig si manifesta ed il pubblico può “divorare” notizie su di lui, può vederlo, può toccarlo e, per certi aspetti, portarselo in casa attraverso gadgets, dischi, immagini e tutto ciò che il mercato può offrire. Come affermato da Edgar Morin in un classico del 1972:

 

il fedele vuole sempre “consumare” il suo dio. Dopo il pasto cannibalesco in cui si divora l’antenato e il pasto totemico in cui si mangia l’animale sacro, sino alle comunioni e alle eucaristie religiose, ogni dio è fatto per essere mangiato, cioè incorporato, assimilato. La prima assimilazione è di tipo conoscitivo: il fan vuole sapere tutto, cioè possedere, manipolare e digerire mentalmente l’immagine completa dell’idolo.4

 

All’opposto, Leonard non è più oggetto di discussione quando sparisce in seguito a qualche fuga, e quando guarisce, cioè, sostanzialmente, ritrova un’identità univoca. L’America infatti si identifica con un uomo che non ha un’identità stabile e che per questo ne assume molteplici in base a chi gli sta accanto, e lo adora come una star. Questo avviene perché i cittadini statunitensi vedono in Zelig “un simbolo di possibilità, di miglioramento di sé, di completamento di sé. In altre parole, l’America, il grande melting pot, si innamorò di un uomo che proiettava un’immagine del suo (dell’America) desiderio di trasformazione”.5 Zelig, dunque, diventa fenomeno in quanto capace di attuare in maniera decisamente vistosa un meccanismo che ogni giorno ciascuna persona attua (su questo aspetto si tornerà fra breve): trasformarsi.

Ma diventa celebre anche perché c’è chi lo rende tale. All’origine della diffusione della sua immagine ci sono senza dubbio i media. Non appena si scopre l’esistenza di Leonard Zelig, i giornali iniziano a parlarne. Inizialmente si tratta solo di brevi trafiletti, ma poco a poco gli articoli si allungano e acquistano maggior importanza, fino a guadagnarsi le prime pagine dei quotidiani. Ma c’è di più. In seguito non sono più solo i giornali a parlare di Zelig, anche la radio e i cinegiornali se ne occupano, e vengono messi in commercio i diversi gadgets ispirati al personaggio. Il culmine di questi processi si ha quando Zelig viene conosciuto all’estero e persino Hollywood gli offre un contratto. Secondo le parole di David Giles, in altri termini, Zelig subisce il processo della “commodification of the self”,6 processo per il quale non solo vengono creati oggetti relativi alla persona, ma l’uomo stesso diviene un bene di consumo.

Si avrà poi un altro cambiamento significativo via via che la fama di Zelig aumenta. In un primo tempo, come detto, i mass-media parlano di Leonard; a seguito della trasvolata dell’Atlantico a testa in giù (impresa che gli varrà un’accoglienza in patria come eroe) al contrario parleranno con Leonard. Lui stesso sarà chiamato a parlare di sé, a spiegare le sue azioni, a raccontarsi al pubblico.

È interessante analizzare a questo punto la stardom di Zelig attraverso uno schema che prende in considerazione tre fattori: Zelig stesso, i personaggi che ruotano intorno a lui durante la vicenda, e la risposta del pubblico. Come già accennato, Zelig diventa famoso in quanto malato. La patologia affonda le sue radici non nel corpo, ma nella mente. Da cosa è nata questa malattia? Nelle sedute di psichiatria, Zelig rivela di voler essere amato (“I want to be liked”),7 e che il suo problema si è manifestato per la prima volta quando non ha voluto ammettere di non aver letto Moby Dick. Per semplice vergogna, dunque. Ma Gilles Thérien nel suo articolo sottolinea un ulteriore aspetto: Zelig è ebreo. Essere ebreo per lui significa non sentirsi del tutto americano, questo anche a causa delle continue vessazioni subite sin dall’infanzia.8 Dunque “il suo più grande desiderio è certamente assimilarsi all’America”.9 Questo motivo, anche se mai posto in primo piano nel film, resta di sottofondo per tutta la vicenda. Viene esplicitato, ad esempio, quando, all’apice della celebrità, Zelig non è amato da tutti, perché gruppi quali il Ku –Klux-Klan lo ritengono una minaccia.

Nel corso della malattia di Zelig, due personaggi si rivelano fondamentali per lo svolgersi della vicenda. Eudora Fletcher, la psichiatra che lo ha in cura, e Ruth, la sorellastra. Eudora è colei che porterà Zelig alla guarigione. Sappiamo dal film che inizialmente Eudora è interessata al caso Zelig perché potrebbe renderla celebre, dandole una reputazione positiva nell’ambiente medico anzitutto, nella società americana poi. Poco alla volta però il suo interesse si spinge oltre, fino a non essere più unicamente professionale. Eudora riesce a guarire Zelig, come detto. Ciò che è interessante, è il modo in cui vi riesce. Capisce ben presto che, per offrire una seppur minima possibilità al suo paziente, deve portarlo via dal caos della città, dal pubblico-squalo che gli fa continuamente sentire il fiato sul collo. E allora lo porta nella sua casa di campagna, dove lo sottopone alle cosiddette White Room Sessions,10 e dove, dopo una serie di difficoltà iniziali causate dall’identificazione di Zelig con la figura del medico, poco alla volta Leonard imparerà a essere se stesso. Forse troppo troppo, visto che impone le sue opinioni non accettando più pareri diversi dal suo.

Cosa si intende con l’espressione essere se stesso? Si intende riacquistare un’identità, non ancora equilibrata ma quantomeno abbozzata, che prima non c’era perché disintegrata nelle diverse personalità di chi si trovava al suo fianco. È possibile a questo punto estendere l’analisi, aggiungendo che uno dei fattori determinanti per la guarigione di Leonard è l’amore. Eudora infatti, come dichiarato nel film, sceglie una terapia innovativa in due stadi: quando Zelig è in ipnosi, lavora profondamente sul suo inconscio per ristrutturarlo. Quando invecce egli è nello stato cosciente, gli fornisce amore e fiducia incondizionati.11

Contrapposta a quella di Eudora Fletcher, è la figura della sorellastra di Zelig, Ruth, e dell’amante di lei, Martin Geist. Essi non solo impediscono la guarigione di Leonard sottraendolo alle cure del Manhattan Hospital, ma in più sfruttano la sua malattia allo scopo di ottenerne un guadagno personale, sia in termini economici che di celebrità. A questo scopo, trasformano Zelig in fenomeno da baraccone, facendo pagare un biglietto d’ingresso per accedere allo spettacolo dell’ “homme camaléon”. La gente accorre a frotte da tutta l’America. Zelig è cercato, ammirato, osannato. Si può allora pensare che abbia ottenuto ciò che voleva: “I want to be liked”. Ma, paradossalmente, gli è successo il contrario. Infatti, seppur celebre, Zelig è solo e non gode in alcun modo dell’amore che andava cercando. Ruth, dunque, se da un lato permette a Leonard di restare sulla cresta dell’onda, dall’altro gli impedisce di risolvere il suo problema più urgente: riacquistare un’identità stabile.

In sintesi, si può affermare che allo stato di salute di Zelig, favorito da Eudora Fletcher, corrisponde l’oblio da parte del pubblico, e allo stato patologico di Leonard, sfruttato da Ruth e Martin, corrisponde la celebrità.

La frase che chiude il film spiega ulteriormente quanto detto finora: “[i]n the end, it was, after all, not the approbation of many but the love of one woman that changed his life”.12 Solo attraverso il suo amore Eudora comprende che Leonard andava alla disperata ricerca di un normale anonimato: la sua patologia, infatti, non derivava affatto dal desiderio di risaltare nella massa, ma piuttosto dal desiderio opposto di passare inosservato, mimetizzandosi nel gruppo. Zelig, insomma, non è altro che un uomo qualunque che esagera il suo conformismo, come dichiarato dallo stesso Woody Allen:

 

[t]i riferisci al conformismo? Beh, penso si tratti di una caratteristica personale nella vita di tutti! Nella vita di Zelig cominciò quando disse di aver letto Moby Dick. E’ una cosa che riscontri spesso in molte persone. Qualcuno chiede: ‘Hai letto questo o quest’altro?’ e l’altro risponde: ‘Sì, certo, naturalmente’ anche se non l’ha letto. Perché vuole piacere e far parte del gruppo.

Con questo film volevo parlare del pericolo che si corre abbandonando il proprio vero io, nello sforzo di piacere, di non creare problemi, d’inserirsi, e di dove questo possa condurre una persona in ogni aspetto della sua vita e a livello politico.

Conduce ad un estremo conformismo e ad un’estrema sottomissione alla volontà, alle richieste e alle necessità di una personalità forte.13

 

In effetti, come accennato più sopra, l’America si identifica in Zelig perché egli fa né più né meno ciò che ciascuno di noi fa quotidianamente: si adegua a chi gli sta accanto, solo lo fa in modo più evidente. Come sottolineato da Bruno Bettelheim all’interno del film, si potrebbe davvero pensare a Leonard come all’estremo conformista.14 Paradossalmente però, compiendo lo stesso processo con più persone che non hanno nulla in comune fra loro, non lo compie mai davvero. Ciascuno di noi, nel quotidiano, per diventare ciò che è, si conforma a qualche persona (o personaggio, o idea) in cui si identifica. La costruzione completa del soggetto si ha nel momento in cui si può stabilire un legame fra i nostri comportamenti e il senso di identità che ci siamo costruiti, nonché quando i comportamenti messi in atto dal soggetto sono i medesimi, almeno in uno stesso contesto sociale. Come infatti sostiene Erving Goffman: “quando un individuo […] interpreta, in occasioni diverse, la stessa parte di fronte allo stesso pubblico, è probabile che ne sorga un rapporto sociale”.15

A Zelig questa caratteristica manca, lui non è riconducibile a niente e a nessuno, e anche nel medesimo contesto sociale assume ruoli differenti (si pensi alla festa durante la quale, per la primissima volta, Francis Scott Fitzgerald si accorge di lui). La guarigione lo porterà ad essere in grado di auto-condursi in quanto ha finalmente introiettato i principi di condotta della sua società.

 

 

Riferimenti bibliografici:


Allen, Woody, Three Films of Woody Allen: Zelig, Broadway Danny Rose, The Purple Rose of Cairo, New York: Vintage, 1987

Björkman, Stig, Woody on Allen. Med egna ord. Samtal med Stig Björkman, Stockholm: Alfabeta Boförlag, 1993 (trad. it. di Annalisa Cara e Giampiero Cara, Woody su Allen, Bari: Laterza, 1994)

Feldstein, Richard, “The Dissolution of the Self in Zelig”, Literature-Film Quarterly, 13:3, 1985, pp. 155-160

Thérien, Gilles, “Constitution du sujet parodique dans l’immaginaire du cinéma”, in Clive Thomson and Alain Pagès (eds.), Dire la parodie. Colloque de Cerisy, New York: Peter Lang, 1989, pp. 341-359

Hutcheon, Linda, A Theory of Parody: The Teachings of Twentieth-Century Art Forms, London: Methuen, 1985

Morin, Edgar, Les stars, Paris: Seuil, 1972 (trad. it. di Tina Guiducci, Le star, Milano: Olivares, 1995)

Giles, David, Illusions of Immortality: A Psychology of Fame and Celebrity, London: Macmillan, 2000

Goffman, Erving, The Presentation of Self in Everyday Life, Garden City: Doubleday, 1959 (trad. it. di Margherita Ciacci, La vita quotidiana come rappresentazione, Bologna: Il Mulino, 1969)


Note

1 Gilles Thérien, “Constitution du sujet parodique dans l’immaginaire du cinéma”, in Clive Thomson and Alain Pagès (eds.), Dire la parodie: Colloque de Cerisy, New York: Peter Lang, 1989, p. 342. Traduzione mia.

2 Cfr. Linda Hutcheon, A Theory of Parody: The Teachings of Twentieth-Century Art Forms, London: Methuen, 1985, p. 57

3 Cfr. ivi, p. 54

4 Edgar Morin, Les stars, Paris: Seuil, 1972 (trad. it. di Tina Guiducci, Le star, Milano: Olivares, 1995, p. 104. Corsivo nostro).

5 Richard Feldstein, “The Dissolution of the Self in Zelig”, Literature-Film Quarterly, 13:3, 1985, p.158. Traduzione mia.

6 David Giles, Illusions of Immortality: A Psychology of Fame and Celebrity, London: Macmillan, 2000, p. 85

7 Woody Allen, “Zelig”, in Woody Allen, Three Films of Woody Allen: Zelig, Broadway Danny Rose, The Purple Rose of Cairo, New York: Vintage, 1987, p. 32

8 Cfr. Gilles Thérien, op. cit., p. 353

9 Ibidem. Traduzione nostra.

10 Cfr. Woody Allen, op. cit., pp. 65 segg.

11 Cfr. ivi, pp. 77-78

12 Ivi, p. 129

13 Stig Björkman, Woody on Allen. Med egna ord. Samtal med Stig Björkman, Stockholm: Alfabeta Boförlag, 1993 (trad. it. di Annalisa Cara e Giampiero Cara, Woody su Allen, Bari: Laterza, 1994, p. 156)

14 Cfr. Woody Allen, op. cit., p.67. I vari interventi di persone reali, che nel film sono presenti in qualità di loro stesse, creano un effetto ironico (si confronti a questo proposito quanto affermato nella prima parte di questa analisi). Il film infatti, essendo costruito come un documentario, ne mette in crisi il valore di veridicità interpellando varie persone (realmente esistenti o esistite), chiedendo loro di esprimere un’opinione su un fatto mai accaduto.

15 Erving Goffman, The Presentation of Self in Everyday Life, Garden City: Doubleday, 1959 (trad. it. di Margherita Ciacci, La vita quotidiana come rappresentazione, Bologna: Il Mulino, 1969, p. 26)

 

 

 

CREDITI COMPLETI PER Zelig

Directed by
Woody Allen

Writing credits
Woody Allen

Cast (in credits order)
Woody Allen .... Leonard Zelig
Mia Farrow .... Dr. Eudora Fletcher
John Buckwalter .... Dr. Sindell
Marvin Chatinover .... Glandurar Diagnosis
Stanley Swerdlow .... Mexican Food Doctor
Paul Nevens .... Dr. Birsky
Howard Erskine .... Hypodermic Doctor
Ralph Bell .... Other Doctor
Richard Whiting .... Other Doctor
Will Hussong .... Other Doctor
Robert Iglesia .... Man in Barber Chair
Eli Resnick .... Man in Park
Edward McPhillips .... Scotsman
Gale Hansen .... Freshman #1
Michael Jeter .... Freshman #2 (as Michael Jeeter)
Peter McRobbie .... Workers Rally Speaker
Sol Lomita .... Martin Geist
Mary Louise Wilson .... Sister Ruth
Alice Beardsley .... Telephone Operator
Paula Trueman .... Woman on Telephone
Ed Lane .... Man on Telephone
Marianne Tatum .... Actress Fletcher
Charles Denny .... Actor Doctor
Michael Kell .... Actor Koslow
Garrett M. Brown .... Actor Zelig (as Garrett Brown)
Sharon Ferrol .... Miss Baker
Richard Litt .... Charles Koslow
Dimitri Vassilopoulos .... Martinez
John Rothman .... Paul Deghuee
Stephanie Farrow .... Sister Meryl
Francis Beggins .... City Hall Speaker
Jean Trowbridge .... Dr. Fletcher's Mother
Ken Chapin .... On-Camera Interviewer
Gerald Klein .... Hearst Guest
Vincent Jerosa .... Hearst Guest
Deborah Rush .... Lita Fox
Stanley Simmonds .... Lita's Lawyer
Robert Berger .... Zelig's Lawyer
Jeanine Jackson .... Helen Gray
Erma Campbell .... Zelig's Wife
Anton Marco .... Wrist Victim
Louise Deitch .... House-Painting Victim
Bernice Dowis .... Vilification Woman
John Doumanian .... Greek Waiter
Will Holt .... Rally Chancellor
Bernie Herold .... Carter Dean
Susan Sontag .... Herself
Irving Howe .... Himself
Saul Bellow .... Himself
Bricktop .... Herself
Bruno Bettelheim .... Himself (as Dr. Bruno Bettelheim)
Professor John Morton Blum .... Himself
Marshall Coles Sr. .... Calvin Turner
Ellen Garrison .... Older Dr. Fletcher
Jack Cannon .... Mike Geibell
Theodore R. Smits .... Ted Bierbauer
Sherman Loud .... Older Paul Deghuee
Elizabeth Rothschild .... Older Sister Meryl
Kuno Sponholz .... Oswald Pohl (as Kuno Spunholz)
Ed Herlihy .... Pathe News (voice)
Dwight Weist .... Hearst Metrotone (voice)
Gordon Gould .... Radio (voice)
Windy Craig .... Universal Newsreel (voice)
Jurgen Kuehn .... German U.F.A. Newsreel (voice)
Patrick Horgan .... The Narrator (voice)

rest of cast listed alphabetically
George Hamlin .... Experimental Drugs Doctor
Kim Johnston Ulrich .... Beauty Contestant
Max Amann .... Himself (with Hitler and Streicher) (archive footage)
Josephine Baker .... Herself (archive footage) (uncredited)
Michael Blevins .... Lizard Dancer (uncredited)
Fanny Brice .... Herself (archive footage) (uncredited)
Wilhelm Brückner .... Himself (walks behind Hitler) (uncredited) (archive footage)
Al Capone .... Himself (archive footage) (uncredited)
Charles Chaplin .... Himself (archive footage) (uncredited)
Marion Davies .... Herself (archive footage) (uncredited)
Sepp Dietrich .... Himself (with Hitler and Streicher) (uncredited) (archive footage)
Marie Dressler .... Herself (archive footage) (uncredited)
F. Scott Fitzgerald .... Himself (archive footage) (uncredited)
Lou Gehrig .... Himself (archive footage) (uncredited)
Josef Goebbels .... Himself (archive footage) (uncredited)
Hermann Göring .... Himself (archive footage) (uncredited)
Harold 'Red' Grange .... Himself (archive footage) (uncredited)
William Randolph Hearst .... Himself (archive footage) (uncredited)
Rudolf Hess .... Himself (archive footage) (uncredited)
Adolf Hitler .... Himself (archive footage) (uncredited)
Elizabeth Kaitan .... German Girl (uncredited)
Robert Ley .... Himself (with Goebbels) (uncredited) (archive footage)
Charles A. Lindbergh .... Himself (archive footage) (uncredited)
Carole Lombard .... Herself (archive footage) (uncredited)
Adolphe Menjou .... Himself (archive footage) (uncredited)
Franz Pfeffer von Salomon .... Himself (with Hitler and Streicher) (uncredited) (archive footage)
Mae Questel .... Helen Kane (uncredited) (voice)
Dolores del Rio .... Herself (archive footage) (uncredited)
Billy Rose .... Himself (archive footage) (uncredited)
Julius Schaub .... Himself (walks behind Hitler) (uncredited) (archive footage)
Gregor Strasser .... Himself (with back to Hitler) (uncredited) (archive footage)
Julius Streicher .... Himself (with Hitler and Hess) (uncredited) (archive footage)
Franz Xaver von Epp .... Himself (with Goebbels and Ley) (uncredited) (archive footage)
Jimmy Walker .... Himself (mayor of New York) (archive footage) (uncredited)
Claire Windsor .... Herself (archive footage) (uncredited)

Produced by
Robert Greenhut .... producer
Charles H. Joffe .... executive producer
Michael Peyser .... associate producer
Jack Rollins .... executive producer

Original Music by Dick Hyman

Non-Original Music by
Horst Wessel (from song "Die Fahne hoch") (uncredited)

Cinematography by Gordon Willis

Film Editing by Susan E. Morse

Casting by Juliet Taylor

Production Design by Mel Bourne

Art Direction by Speed Hopkins

Set Decoration by
Leslie Bloom (as Les Bloom)
Janet Rosenbloom

Costume Design by Santo Loquasto
Makeup Department
Fern Buchner .... makeup designer
John Caglione Jr. .... special makeup effects artist (as John Caglione)
Romaine Greene .... hair designer
Werner Sherer .... hair stylist (as Werner Scherer)

Production Management
Michael Peyser .... production manager
Ezra Swerdlow .... unit manager

Second Unit Director or Assistant Director
Frederic B. Blankfein .... first assistant director
James Chory .... additional second assistant director
James Chory .... dga trainee
Tony Gittleson .... second assistant director (as Anthony Gittleson)
Thomas A. Reilly .... additional first assistant director (as Thomas Reilly)
Duncan Scott .... additional second assistant director

Art Department
Joseph Badalucco Jr. .... chief set dresser
Joan Lopate .... art department coordinator
James Mazzola .... property master
Michael Molly .... associate art director
Arne Olsen .... construction grip
Cosmo Sorice .... stand-by scenic artist
James Sorice .... master scenic artist
Kenneth Vogt .... property man
Anthony Zappia .... shop craftsman (as Tony Zappia)

Sound Department
Debra Bard .... assistant sound editor
Randall Coleman .... assistant sound editor
Marjorie Deutsch .... sound editor
Rick Dior .... sound re-recording mixer: Trans/Audio Inc. (as Richard Dior)
Frank Graziadei .... sound recordist
Harry Peck Bolles .... assistant sound editor (as Harry Boles)
Suzanne Pillsbury .... assistant sound editor
Janet Lund Robbins .... apprentice sound editor (as Janet Lund)
Gina Roose .... assistant sound editor
Fred Rosenberg .... assistant sound editor
James Sabat .... production sound mixer
Louis Sabat .... boom operator
Dan Sable .... supervising sound editor
Lynn Sable .... apprentice sound editor
Jeffrey Stern .... assistant sound editor
Walt Levinsky .... music recording supervisor (uncredited)

Visual Effects by
Joel Hynek .... optical effects: R/Greenberg Associates (as Joel Hyneck)
Steven Plastrik .... stills animation: Computer Opticals, Inc.
Stuart Robertson .... optical effects: R/Greenberg Associates
Stuart Robertson .... visual effects co-supervisor
Karen Siegel Engel .... newsreel artcards: Computer Opticals, Inc.

Stunts
Pam Barber .... stunt double: Fletcher
Cole Palen .... stunt double: Zelig

Other crew
Pamela Scott Arnold .... assistant editor: stills and duping coordinator (as Pamela S. Arnold)
Ken Bernstein .... production assistant
Timothy M. Bourne .... location coordinator (as Timothy Marshall Bourne)
Ronald Burke .... set grip
Dell Byrne .... stock researcher
Lyn Carroll .... costume assistant
Kay Chapin .... script supervisor
Bill Christians .... wardrobe supervisor: men
Lancey Saunders Clough .... wardrobe supervisor: women
Robert Connors .... best boy (as Bob Conners)
Danny Daniels .... choreographer
James A. Davis .... production assistant
Karen Dean .... photo researcher
Don Donigi .... film laboratory supervisor: Du Art Film Laboratories Inc.
David Epstein .... assistant location auditor
James Fanning .... transportation captain
Jeff Goodman .... stock researcher
James Greenhut .... studio manager
John Guidone .... negative cutter: J.G. Films
Brian Hamill .... unit photographer
Bill Hansard .... rear process photography
Douglas C. Hart .... first assistant camera
Joseph Hartwick .... location auditor
Kerry Hayes .... still photographer
Kerry Hayes .... unit photographer
Paula Herold .... casting associate
Cheryl Hill .... location scout
Richard Hornung .... costume assistant
Dick Hyman .... music adaptor
Charles Kaufman .... production assistant
Jeffrey Kurland .... assistant costume designer
Judith Lamb .... photo researcher
Mary Lance .... stock researcher
Peter Lombardi .... assistant location auditor
Tom McKinley .... costume assistant
Kati Meister .... stock researcher (as Katie Meister)
Dick Mingalone .... camera operator
Philip Moore .... retouching strip printer
Eugenia Morrison .... negative cutter: J.G. Films
Charles Musser .... stock researcher (as Charlie Musser)
Carol Nast .... location scout
Richard Nord .... assistant editor: optical and sound coordinator
Gloria Norris .... assistant: Mr. Allen
Robert Paone .... second assistant camera (as Bob Paone)
Joseph Pierson .... production assistant
Ray Quinlan .... gaffer
Helen Robin .... production coordinator
Susan Rollins .... location scout
Ken Rothstein .... location scout
Gail Sicilia .... creative coordinator
Gail Sicilia .... unit publicist
Todd M. Thaler .... assistant production coordinator (as Todd Michael Thaler)
Carl Turnquest Jr. .... projectionist (as Carl Turnquest)
Robert Ward .... key grip (as Bob Ward)
Christine P. Williams .... assistant editor: stock footage coordinator
Kris Cole .... apprentice editor (uncredited)
Vince Giordano .... musician (uncredited)