Hollywood ending regista, sceneggiatore, attore dvd8 Anno: 2002
   (Hollywood ending)

Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: W.V. Schultzendorff
Scenografia: Santo Loquasto
Costumi: Melissa Toth
Montaggio: Alisa Lepselter
Casting: Juliet Taylor e Laura Rosenthal

Una commedia forse meno brillante rispetto alle potenzialità di Woody Allen, ma certamente non meno profonda, acuta e livorosa. Soprattutto,  ferocemente anti-hollywoodiana.

Interpreti: Woody Allen (Val Waxman), Tea Leoni (Ellie), George Hamilton (Ed), Treat Williams (Hal), Tiffany Amber Thiessen (Sharon Bates), Mark Rydell (Al)

 

Anno: 2002
Nazione:
USA
Produz: Dreamworks
Distribuzione: Medusa
Durata:
110'
Genere: commedia

Filmografia


LA TRAMA: Hollywood ending


A Val Waxman, un regista che non gira film da tanti anni, viene fatta la irresistibile proposta di tornare sul set. Peccato che a fargliela siano la sua ex moglie e il produttore che lei ha sposato dopo il divorzio. La tensione per Val è talmente grande che una cecità psicosomatica lo colpisce constringendolo a chiedere l'aiuto alla sua ex moglie perché la troupe non se ne accorga.

LA TRAMA LUNGA: Hollywood ending

Il genio statunitense interpreta Val Waxman, un regista d’ormai incerto talento, dal prestigio offuscato. Dopo due premi Oscar, è ridotto a girare spot pubblicitari e a collaborare con le televisioni: convive, per vincere la solitudine, con un’attricetta alle prime armi e s’annienta con psicofarmaci di ogni tipo; nel frattempo, asseconda una tendenza all’autodistruzione che si manifesta progressivamente e periodicamente tramite disturbi psicosomatici di vario genere. La sua esistenza è destinata a correggere la rotta: la sua ex moglie, Ellie (Tea Leoni) riesce a convincere il suo nuovo compagno, il produttore californiano Hal Jaeger (Treat Williams), a finanziare un film dalla sceneggiatura perfettamente affine alla sensibilità di Val. E così, nonostante l’iniziale incertezza e la prevedibile titubanza a tornare ad alti livelli grazie alla mediazione di chi Val giudica come responsabile del disastro della sua vita sentimentale, accetta l’offerta e s’appresta ad assemblare cast e troupe.

Una sera, però, un nuovo e micidiale disturbo psicosomatico interviene ad esasperare la già critica situazione: Val perde la vista, per via della sua terribile angoscia, mentre rimaneggia la sceneggiatura. Il suo agente non vacilla: considerando che la cecità è provvisoria, Val dovrà girare il film senza vederlo; gli viene affiancato il traduttore del direttore della fotografia, un giovane studente sino-americano, come guida e confidente. Ne derivano, com’è prevedibile, una lunga serie di equivoci: isterie della troupe, basita per le scelte del regista, fraintendimenti di vario tipo e nervosismi d’ogni genere – ma il regista cieco non viene smascherato fino agli ultimi giorni delle riprese.

Ritrova il sostegno quotidiano della sua ex, che sostituirà il traduttore nelle ultime settimane di lavorazione, preservando il segreto sulle condizioni di Val Waxman. Fin quando, accidentalmente, Val svela la verità all’unica giornalista presente sul set: lei s’assicura uno scoop, Val, apparentemente, la fine della carriera.

Un film da milioni di dollari viene così integralmente girato da un regista non vedente: i giornalieri, proiettati per pochi eletti negli studios, sembrano annunciare un disastro che viene puntualmente confermato dall’esito dell’anteprima – il pubblico americano giudica spazzatura la pellicola del redivivo Waxman.   

Val ritrova la luce giusto qualche giorno prima della proiezione: torna a vedere, capisce che il disturbo derivava dal tema del film, che nel suo inconscio lo obbligava ad affrontare i sensi di colpa per il pessimo rapporto col figlio musicista, e si riavvicina ad Ellie, che lo aveva guidato addirittura nel montaggio e nelle fasi di postproduzione del film.

Quando l’annunciato disastro commerciale della pellicola si verifica, Val cade nella disperazione più nera: ma ha nuovamente al suo fianco il figlio, e ha ricostruito il rapporto con Ellie – potrebbe bastare a renderlo felice, ma è l’Europa a regalargli il trionfo. In Francia, il suo film viene giudicato geniale – tanto da offuscare cinquanta anni di cinema americano. Val, nelle ultime scene, sale a bordo d’una berlina con la sua innamorata, che mai gli era apparsa così bella: partono per un altro mondo che li attende in adorazione – per il Vecchio Mondo che, se si tratta dell’opera d’un genio, riconosce talento anche in quel che gira da cieco.


APPROFONDIMENTI: Hollywood ending

Budget: $16m (USA)
Gross: $4.8m (USA), € 1,400,000 (Italy)
€ 2,504,297 (Spain)
Production Dates: April 2, 2001 - ?
Release Date: May 3, 2002 (USA), May 15, 2001 (Cannes Film Festival), September 18, 2002 (Spain), October 31, 2002 (Italy), January 17, 2003 (Sweeden), August 29, 2003 (Mexico)


PREMI E RICONOSCIMENTI: Hollywood ending

Nessuno


CURIOSITA': Hollywood ending

  • As an autobiographical touch, Waxman's film is panned in the United States, but hailed in France.
  • Val has a copy of Phil Hardy's The Gangster Film on his coffee table.
  • Val Waxman is blind while watching the dailies, which is a reference to the fact Woody Allen, who plays Val, has (deliberately) never watched himself on film, even during the dailies.

 

INTRO

Il cinema riflette sul cinema: Woody Allen trasfigura e rinnova la sua esperienza artistica ed esistenziale, e interpreta il suo malessere nei confronti di un sistema che tende a trascurare e tradire lo spirito delle sue opere, nel nome di pregiudizi e di pettegolezzi irritanti e farisaici.

Sostenuto dalla consueta ironia, dalla limpida intelligenza e dal feroce spirito critico che contraddistinguono le sue opere, racconta una vicenda grottesca dal retrogusto intimo e amarissimo. L’arte sublima o almeno esorcizza nevrosi, frustrazioni e contraddizioni: la grande opera d’arte è in grado di rappresentare tutto questo e di farlo percepire come “universale”, e non più e non solo come “particolare”. Allen torna sui sentieri già solcati in passato: psicanalisi, ebraismo, nostalgiche ex mogli e sensuali amanti e compagne stravaganti – assemblate con le tematiche della creazione artistica e dell’interazione tra l’artista e l’ambiente e l’artista e la sua opera.

Ne deriva una commedia forse meno brillante rispetto alle potenzialità di Woody Allen, ma certamente non meno profonda, acuta e livorosa. Soprattutto,  ferocemente anti-hollywoodiana.

 

APPUNTI.

Woody Allen aveva e ha più di qualche ragione di irritazione nei confronti dello star system: esasperato dalle intromissioni dei giornalisti nella sua vita privata, ferito dalle incomprensioni della critica e del pubblico stars & stripes, annoiato e logorato dalla programmazione nelle sale americane (numerosi i riferimenti al cinema italiano: da Fellini a Benigni – e non mancano stilettate nei confronti del fanatico nazionalismo che si riflette nella distribuzione fondamentalmente tutta americana nelle sale), urtato dal cerimoniale degli Oscar (notevoli un paio di battute, in fase di assemblaggio della troupe, a questo proposito), disgustato dai clientelismi, dai nepotismi e dalla commercialità del nuovo cinema, ha voluto emergere dal malessere e dall’avvilimento con un film provocatorio e intelligente.

Emozionato e confortato dall’immutabile apprezzamento europeo, sembra voler comunicare al pubblico americano di non essere cambiato: ma d’esser solo nauseato dal sistema, e d’aver bisogno di respirare aria nuova altrove. Può aver smarrito smalto e brillantezza, e aver perduto la sicurezza e la fantasia d’un tempo: ma può essere regista “senza vedere”, per empatia e talento.

In un ambiente in cui nessuno sembra voler guardare e ascoltare, difficile accorgersene. Ed egualmente difficile è riconoscere un capolavoro, quando devia dai cliché, dalle norme e dalle convenzioni: figurarsi quando neppure esce nelle sale, perché ostacolato dallo studio di turno.

Lankelot Franchi, gennaio 2004

 


COMMENTO: Hollywood ending


Parafrasando il meraviglioso corto intitolato I francesi visti da David Lynch, naturalmente di Lynch, potremmo ribattezzare questo nuovo lavoro di Allen I francesi non visti da Woody Allen. Proprio l’impossibilità di, anzi la volontà di non vedere è l’argomento principe nel film metacinematografico del regista newyorchese qui alle prese con le major hollywoodiane e le malattie psicosomatiche, gli amori mai dimenticati e la propria città; Val Waxman è il regista più evitato dai produttori per le manie che lo contraddistinguono e l’intransigenza più assoluta verso ciò che non è arte ma prodotto, e questo suo atteggiamento lo porta a girare spot pubblicitari tra gli alci canadesi nel bel mezzo delle bufere di neve. Ellie (Tea Leoni), la sua ex moglie che ora sta con un produttore, vive in California, ha un erborista, decide di dargli una possibilità di riscatto affidandogli la regia di un film su New York e Val (Woody Allen), per tutta risposta, proprio sul set di questo film diventa improvvisamente cieco passando da una situazione disperata a una tragica senza tralasciare nessuna gradazione di grottesco, sempre accompagnato e sorvegliato dal suo agente Hal (Mark Rydell), lo stesso che gli porterà la notizia che, nonostante la pessima accoglienza in patria, il film in Francia è stato molto apprezzato.

“Se Hollywood ti mette le catene tu chiudi gli occhi” sembra dirci Val. E poi continua a tenerli chiusi di fronte alla produzione attuale, volta le spalle ai meccanismi che incentivano l’industria del divertimento, non degnare di uno sguardo chi ha strappato l’aura artistica al cinema riducendolo a un passatempo per famigliole, mostrati indifferente alle sovvenzioni che si alzano di pari passo con gli incassi e se ciò non basta, attraversa l’oceano e recati lì ove l’auteur continua a contare più del produttore. L’atto d’accusa di Allen contro la deriva di gran parte della cinematografia americana usa come cavallo di Troia quell’attacco al cinema di papà da cui è partita la rivoluzione della nouvelle vague, stravolgendola, però in favore di una lettura che resta quasi esclusivamente psicanalitica; Val ha un figlio punk e ribelle a cui da anni non rivolge la parola e la sceneggiatura del film a lui proposta narra di un uomo che si vede costretto a fare uccidere il proprio padre. Edipo vince sui Cahiers du Cinema, insomma, e si vede (un retroscena su tutti riguardo a questa battaglia: la Dreamworks ha prodotto il film). La commedia imperfetta, abbozzata nel suo intento polemico, procede alternando momenti di grande sceneggiatura a reiterazioni di facili gag sulla cecità tenuta nascosta; lo splendido dialogo iniziale in cui Val cerca di tenere a bada la propria gelosia in nome di un rapporto civile con la ex moglie e, soprattutto, in nome del contratto che la donna gli sta offrendo ha campi e controcampi capaci di sottolineare i cambiamenti di personalità dello stesso Allen in un crescendo che tocca vette di narcisismo filmato tendenti all’assoluto, ma resta un punto isolato all’interno del film che poi si perde dietro la volontà di non essere troppo caustico nonostante qui anche la consueta e intensa dichiarazione d’amore per New York si riveli essere uno strumento di polemica verso la mecca del cinema. Del resto Allen interpreta un padre che si sente minacciato dal proprio figlio; da una parte ha Hollywood la bieca, dall’altra tutta una cinematografia che non parla la sua lingua (a cui nel film non si fa mai riferimento) e intendo Cronenberg, piuttosto che Lynch o i fratelli Coen. Ciò che non vuole vedere è la fine del proprio modo di fare cinema, ma l’unica minaccia è lui stesso. Un buon regista a Hollywood riesce a girare buoni film anche da cieco, il fatto che poi questi non vengano apprezzati è un problema che si pone solo negli Stati Uniti dove altri registi, ben più ciechi del nostro Val, furoreggiano. Probabilmente una satira di tono più forte avrebbe sollevato anche i problemi che trascendono la produzione; il risultato è che tutto resta solo accennato e il film perde di chiarezza. Dall’Europa un dubbio ci assale: trasporre lo strumento della polemica nei mezzi di creazione di un’opera piuttosto che renderla didatticamente paradigmatica di un malessere avvertito sarebbe stato più raffinato, no? Bunuel, dalla sua, nei propri film faceva sempre fare una pessima fine ai ciechi, forse questa volta Allen ha sbagliato a somatizzare per quanto questo coincida con un segnale di ripresa; noi gli auguriamo di rimettersi presto, è da quando ha finito Pallottole su Broadway che non sta bene.

Sara Troilo

 

CREDITI COMPLETI: Hollywood ending

Directed by
Woody Allen

Writing credits (WGA)
Woody Allen (written by)

Cast (in credits order) verified as complete
Téa Leoni .... Ellie
Bob Dorian .... Galaxie Executive
Ivan Martin .... Galaxie Executive
Gregg Edelman .... Galaxie Executive
George Hamilton .... Ed
Treat Williams .... Hal Jaeger
Woody Allen .... Val Waxman
Debra Messing .... Lori Fox
Neal Huff .... Commercial A.D.
Mark Rydell .... Al Hack
Douglas McGrath .... Barbeque Guest
Stephanie Roth .... Barbeque Guest (as Stephanie Roth Haberle)
Bill Gerber .... Barbeque Guest
Roxanne Perry .... Barbeque Guest
Barbara Carroll .... Carlyle Pianist
Howard Erskine .... Carlyle Patron
Yu Lu .... Cameraman Kau Chan (as Lu Yu)
Barney Cheng .... Translator Chau
Isaac Mizrahi .... Art Director Elio Sebastian
Marian Seldes .... Alexandra
Anthony Arkin .... Audition Reader
Ramsey Faragallah .... Audition Reader
Olivia Hayman .... Balthazar Hostess
Peter Van Wagner .... Warren, Man in Balthazar
Judy Toma .... Warren's Companion
Tiffani Thiessen .... Sharon Bates
Jodie Markell .... Andrea Ford, Writer for Esquire
Sarah Polen .... Seder Guest
Amanda Jacobi .... Amanda, Seder Guest
Steve Hurwitz .... Seder Guest
Ruth Last .... Seder Guest
Robert Lloyd Wolchok .... Seder Guest
Joel Eidelsberg .... Seder Guest
Kenneth Edelson .... Dr. Koch, Eye Doctor
Ted Neustadt .... MRI Doctor
Peter Gerety .... Psychiatrist
Reiko Takahashi .... Movie Extra
Greg Mottola .... Assistant Director
Fred Melamed .... Pappas
Jeff Mazzola .... Prop Man
Aaron Stanford .... Actor
Erica Leerhsen .... Actress
Ray Garvey .... Grip
Rochelle Oliver .... Script Supervisor
Joseph Rigano .... Wally, the Projectionist (as Joe Rigano)
Maurice Sonnenberg .... Banquet Emcee
Mark Webber .... Tony Waxman/Scumbag X
Mary Schmidtberger .... Galaxie Executive

Produced by
Letty Aronson .... producer
Charles H. Joffe .... co-executive producer
Helen Robin .... co-producer
Jack Rollins .... co-executive producer
Stephen Tenenbaum .... executive producer

Non-Original Music by
Gus Arnheim (song "Sweet And Lovely")
Jerry Bock (song "Too Close For Comfort")
Nacio Herb Brown (song "Going Hollywood")
Charles N. Daniels (song "Sweet And Lovely")
Ivan De Prume (song "Grindhouse (A Go-Go)")
Walter Donaldson (song "It's Been So Long")
Redd Evans (song "No Moon At All")
Larry Holofcener (song "Too Close For Comfort")
Raymond Hubbell (song "Poor Butterfly")
David Mann (song "No Moon At All")
Chico O'Farrill (song "Descarga")
Shauna Reynolds (song "Grindhouse (A Go-Go)")
Harry Tobias (song "Sweet And Lovely")
Harry Warren (song "Serenade In Blue")
George David Weiss (song "Too Close For Comfort")
Richard A. Whiting (song "Hooray For Hollywood") (as Richard Whiting)
Jay Yuenger (song "Grindhouse (A Go-Go)")
Rob Zombie (song "Grindhouse (A Go-Go)")

Cinematography by
Wedigo von Schultzendorff

Film Editing by
Alisa Lepselter

Casting by
Laura Rosenthal
Juliet Taylor

Production Design by
Santo Loquasto

Art Direction by
Tom Warren

Set Decoration by
Regina Graves

Costume Design by
Melissa Toth

Makeup Department
Robert Fama .... hair stylist
Wayne Herndon .... key hair stylist
Lori Hicks .... key makeup artist
Nuria Sitja .... makeup artist
Francesca Buccellato .... makeup artist (uncredited)

Production Management
Michael Parks .... production manager: Los Angeles
Helen Robin .... unit production manager
Janice Williams .... production supervisor

Second Unit Director or Assistant Director
Cary Jones .... dga trainee
Richard Patrick .... first assistant director
Danielle Rigby .... second assistant director

Art Department
Lawrence Amanuel .... greensman
Jonathan Arkin .... assistant art director
Paul Brush Jr. .... standby carpenter (as Paul Brush)
Eric Cheripka .... assistant property master
Alex DiGerlando .... art department/shop assistant
Frank Didio .... head carpenter
Peter Gelfman .... property master
Daniel K. Grosso .... lead man
Vincent Guarriello .... chief construction grip
Glenn Lloyd .... art department coordinator
Sarah Maine .... art department/shop assistant
Robin McAllister .... assistant property master
Ben Nicolosi-Endo .... art department/shop assistant
Ron Petagna .... construction coordinator (as Ronald Petagna)
Chinyere Ryan .... scenic artist
Cliff Schorr .... standby scenic artist
James Sorice .... master scenic artist
Margot Therre .... scenic artist
Nick Vanderpool .... art department/shop assistant (as Nicholas Vanderpool)

Sound Department
Gary Alper .... production sound mixer
Ryan Collison .... foley recording engineer
Lee Dichter .... sound re-recording mixer: Sound One Corporation
David Flynch .... foley editor (as Dave Flynch)
Robert Hein .... supervising sound editor
Bradford L. Hohle .... stereo sound consultant: Dolby (as Brad Hohle)
Sylvia Menno .... dialogue editor
Todd Milner .... foley editor
Jamie Morris .... assistant sound editor
Glenfield Payne .... sound effects editor
Sam Perry .... boom operator
Stuart Stanley .... sound effects editor
Brian Vancho .... foley artist
David Wahnon .... assistant sound editor
Jerry Yuen .... cable person

Special Effects by
John Ottesen .... special effects coordinator
Ron Ottesen .... special effects coordinator (as Ronald Ottesen)

Stunts
Jay Lee Carrado .... stunt double (as Jay Carrado)
Manny Siverio .... stunt coordinator

Other crew
Harold Adamson .... lyricist: "It's Been So Long"
Daniel J. Adkins .... wardrobe supervisor
Sarah Allentuch .... assistant: Woody Allen
Tom Anderson .... best boy electric
Abby Bailey .... assistant accountant
Matt Balzarini .... second assistant camera
David E. Baron .... first assistant camera
Danielle Blumstein .... costume assistant
Kay Chapin .... script supervisor
John Clifford .... still photographer
Sara Corrigan .... first assistant editor
Leo Driver .... parking coordinator
Tracy Ershow .... set production assistant
Karen E. Etcoff .... extras casting: Kee Casting
Arthur Freed .... lyricist: "Going Hollywood"
Lisa R. Frucht .... wardrobe supervisor (as Lisa Frucht)
Steve Garfinkel .... thanks: Kodak Motion Picture
Steve Gilbaud .... payroll accountant (as Steve Guilbaud)
John Golden .... lyricist: "Poor Butterfly"
Elizabeth Goodrum .... shop wardrobe supervisor
Mack Gordon .... lyricist: "Serenade In Blue"
Michael Green .... camera operator
Kate Hagner .... costume assistant
Alicia Haldenwang .... assistant production coordinator
Pedro Hernández .... best boy grip (as Pedro Hernandez)
Patricia Kerrigan DiCerto .... casting associate
Neil Konigsberg .... location scout
Scott Lazar .... set production assistant
Adam Leon .... set production assistant
Marshall Lewy .... set production assistant
Pietro Lorino Jr. .... production accountant
Dedra Mack .... craft service
Gary Martone .... key grip
Larry McConkey .... steadicam operator
Adrian McCullom .... craft service
Johnny Mercer .... lyricist: "Hooray for Hollywood"
Jill Meyers .... music clearances
John A. Mitchell Jr. .... production office assistant (as John Mitchell)
Christie Mullen .... location manager
Morgan Neville .... assistant editor
Lila Place .... apprentice editor
Mike Quon .... thanks: Designation Inc.
Scott H. Ramsey .... gaffer (as Scott Ramsey)
Mark Schwartzbard .... camera loader
Louis Spoto .... legal services: Loeb & Loeb
Jerome Tarter .... location assistant
Peter Tavis .... transportation captain
Irwin Tenenbaum .... legal services: Loeb & Loeb (as Irwin J. Tenenbaum)
Sandra Trebilcock .... location scout
Bill Tripician .... extras casting associate
Carl Turnquest Jr. .... projectionist
Joe Violante .... dailies advisor
Jeremy Kipp Walker .... production office assistant (as Jeremy Walker)
Doug Webster .... set production assistant
Erica Westheimer .... assistant costume designer
Eric Wrolstad .... location scout
Rob Zombie .... lyricist: "Grindhouse (A Go-Go ")
Stephen M. Evans III .... additional production assistant (uncredited)
Samuel V. Franco .... production assistant (uncredited)
Tally Morse .... dolly grip (uncredited)
Mark Schwentner .... rigging gaffer (uncredited)