Mariti e mogli regista, sceneggiatore, attore dvd8 1992 commedia
   (Husbands and wives)

Regia: Woody Allen
Sceneggiatura.: Woody Allen
Fotografia: Carlo Di Palma
Scenografia: Santo Loquasto
Costumi: Jeffrey Kurland
Suono: James Sabat
Montaggio: Susan E. Morse

Esilarante e pungente, questo film acclamato dalla critica è la storia di uno scambio di ruoli nel matrimonio. Con Mia Farrow, Sydney Pollack e Judy Davis, accanto a Woody Allen, che lo dirige e lo interpreta brillantemente.

Interpreti: Woody Allen (Gabe Roth), Mia Farrow (Judy Roth), Juliette Lewis (Rain), Judy Davis (Sally), Sidney Pollack (Jack), Lysette Anthony (Sam)

Nazione: USA
Produz: Tristar Pictures
Durata:
107 '
Genere: commedia

Filmografia


LA TRAMA: Mariti e mogli

Quarantadue personaggi i questa disinibita e nevrotica commedia, opus n. 21 (e mezzo) di W. Allen, ma sono sette quelli che contano: due coppie di maturi coniugi (Allen-Farrow, Pollack-Davis) e tre giovani sfusi: J. Lewis, L. Anthony e L. Neeson. Struttura a rima: si comincia con una delle due coppie che si separa e si chiude con la separazione dell'altra coppia, mentre la prima si ricompone. Curiosamente per un film sulla crisi di coppia, mancano i figli, i parenti, la famiglia, se si toglie quella di Rain (J. Lewis) con cui, però, si passa a una generazione più anziana. Manca il contesto sociale. Segni di penuria narrativa o di una fase di turbato dissesto? Che dire di Carlo Di Palma, dal 1986 complice di Allen, costretto a muovere a schiaffi la cinepresa per seguire i movimenti degli attori o il ping-pong dei dialoghi e a insistere sulle testimonianze frontali in piano ravvicinato? La sciattezza voluta della scrittura e il suo premeditato disordine vorrebbero essere l'equivalente della confusione in cui si dibattono i personaggi, ma se l'intenzione è ironica, non è quasi mai risolta. Sfocati i personaggi maschili (Allen compreso), scintillante il reparto femminile tra cui spiccano J. Davis e la giovane J. Lewis.

Woody e Mia sono marito e moglie apparentemente senza problemi sentimentali. Una sera ricevono i loro due migliori amici Jack e Sally, coppia a prova di bomba. I due, sorridendo, annunciano che stanno per separarsi, ma va tutto bene, lo hanno deciso insieme, non ci saranno drammi, è la scelta migliore per tutti. Ma gli "Allen" precipitano nello sconforto. In realtà la separazione è dolorosissima. Lei, Sally, litiga continuamente con l'ex marito, lo controlla e non riesce a frequentare nessuno decentemente. Lui, Jack, fa quello che fanno tutti i separati di mezza età, si trova una ragazzina. Woody dal canto suo viene coinvolto da una sua allieva diciottenne, un vero demonietto di intelligenza e squisita perversione. "Mia" a sua volta finge di ignorare un intellettuale inglese ma, da brava gattina morta e finta acqua cheta, medita il tradimento. I rapporti si intrecciano e alla fine la coppia che si era separata si ricompone e gli "Allen" si separano.


APPROFONDIMENTI: Mariti e mogli

Budget: $20m (USA)
Gross: $10.555m (USA)
Production Dates: 1991 - 1992
Release Date: September 14, 1992 (Toronto Film Festival), September 18, 1992 Canada), September 18, 1992 (USA), December 2, 1992 (France), December 18, 1992 (Sweeden), December 25, 1992 (Finland), October 22, 1992 (Australia)


PREMI E RICONOSCIMENTI: Mariti e mogli

  • Academy Awards, USA
    Year 1993
    Nominated Oscar
    Best Actress in a Supporting Role
    Judy Davis
    Nominated Best Writing, Screenplay Written Directly for the Screen
    Woody Allen
  • BAFTA Awards
    Year 1993
    Won BAFTA Film Award
    Best Original Screenplay
    Woody Allen
    Nominated BAFTA Film Award
    Best Actress
    Judy Davis
  • Casting Society of America, USA
    Year 1993
    Nominated Artios
    Best Casting for Feature Film, Drama
    Juliet Taylor
  • César Awards, France
    Year 1993
    Nominated César
    Best Foreign Film (Meilleur film étranger)
    Woody Allen
  • Golden Globes, USA
    Year 1993
    Nominated Golden Globe
    Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
    Judy Davis
  • Guldbagge Awards
    Year 1993
    ' Won Guldbagge
    Best Foreign Film (Bästa utländska film)
  • London Critics Circle Film Awards
    Year 1993
    Won ALFS Award
    Actress of the Year
    Judy Davis
    Also for Barton Fink (1991) and Naked Lunch (1991).
  • Los Angeles Film Critics Association Awards
    Year 1992
    Won LAFCA Award
    Best Supporting Actress
    Judy Davis
  • National Board of Review, USA
    Year 1992
    Won NBR Award
    Best Supporting Actress
    Judy Davis
  • National Society of Film Critics Awards, USA
    Year 1993
    Won NSFC Award
    Best Supporting Actress
    Judy Davis
  • Southeastern Film Critics Association Awards
    Year 1993
    Won SEFCA Award
    Best Supporting Actress
    Judy Davis
  • Writers Guild of America, USA
    Year 1993
    Nominated WGA Award
    (Screen) Best Screenplay Written Directly for the Screen
    Woody Allen

CURIOSITA':

  • Un film 'profetico': Mariti e mogli è uscito in contemporanea con la vera crisi matrimoniale tra Woody Allen e Mia Farrow.
  • Woody Allen ha girato il film in meno di tre mesi nell'amata New York, fra le locations ci sono il Barnard College e la redazione della rivista "Artforum".
  • The never-seen narrator/interviewer is played by the film's costume designer, Jeffrey Kurland.
  • Emily Lloyd was originally cast and had actually filmed some scenes when she was replaced with Juliette Lewis.

  • The professor / student scenes were filmed at Columbia University (Broadway and 116th).

  • This movie's use of hand-held cameras and jump-cuts gives the movie a deliberate nervous atmosphere.

  • This film contains influences from the classic film Double Indemnity.

 


CITAZIONI: Mariti e mogli

  • La sola volta che Rifkin e sua moglie arrivarono ad un orgasmo simultaneo fu quando il giudice porse loro la sentenza di divorzio.
  • Scienziato [in televisione]: Einstein, alla festa per il suo settantesimo compleanno, ebbe a dire, facendo un brindisi: "Dio non gioca a dadi con l'universo".
    Gabe Rotb (WA): No, gioca solo a rimpiattino.
  • Gabe Rotb (WA): Ricordi che noi, noi una notte non riuscivamo a dormire e trovammo il film Il posto delle fragole su via cavo e restammo tutta la notte a guardarlo. Lo ricordi?
    Judy: Si
    Gabe Rotb (WA): Quello fu uno dei grandi momenti.

RECENSIONI: Mariti e mogli

"Questo amaro film di Woody Allen presenta temi già da lui più volte trattati: i problemi e le crisi di coppia; l'amore, il sesso, gli scambi di partner, l'atmosfera aberrante delle grandi città moderne; la mancanza di assoluta di veri sentimenti fra i personaggi. Ma, se altre volte questo autore aveva creato dei capolavori sugli stessi argomenti, stavolta egli appare ripetitivo e monocorde: sembra che egli manovri dei pupazzi vuoti, dei mostri di egoismo, che parlano o tacciono, ma restano burattini. Si può notare che la evidente e costante scontentezza dei personaggi è un chiaro sintomo del loro fallimento, dei loro errori, ma è un elencare solo indiretto. Infatti per il resto è inaccettabile. Apprezzabile la fotografia di Carlo Di Palma coi suoi toni dorati, aderenti ai personaggi sono tutti gli attori: Mia Farrow (Judy), Sally Davis (Sally), lo stesso Allen (Gabe), e il regista Sydney Pollack, che interpreta il ruolo di Jack". ("Segnalazioni Cinematografiche")

"Il professor Woody Allen, da dieci anni sposato con Mia Farrow in un legame ormai esaurito, s'innamora platonicamente d'una sua allieva ventunenne e rinuncia a tentare di averla".

(Lietta Tornabuoni, "La Stampa")

 

Dimenticate il recente scandalo pompato dalla cronaca rosa-nera. Mariti e mogli è uno dei grandi film di Woody Allen, da godere - e soffrire - in quanto tale. È anche un film su Woody Allen e il suo love-affair con la figliastra Soon Yi? Certamente, nello stesso senso in cui Monsieur Flaubert poteva affermare: “Madame Bovary c’est moi”. Ma il gusto voyeuristico di andare a spiare in casa Allen-Farrow si spunta contro il senso dolorosamente universale di questo ritratto di una generazione cresciuta nella speranza della liberazione sessuale e finita dentro le costrizioni del rapporto coniugale. E la curiosità morbosa per il love-affair con la ragazzina si smorza di fronte al pudore e all’amarezza con cui è trattato l’episodio. Certo, la finzione è scomodamente personale. E lo spettatore, posto che non sia del tutto insensibile, proverà sicuramente disagio - quello di un osservatore non visto, di un ospite piombato in casa al momento sbagliato - di fronte alle scene e alle scenate tra Allen e Mia Farrow che chiede pateticamente “non mi nascondi mai niente?”.
In questo copione di quella commedia che chiunque abbia attraversato un matrimonio o ricevuto le confidenze di qualche amico coniugalmente o sentimentalmente in crisi conosce a menadito, Woody Allen è costretto a confrontarsi - con più humour, con vent’anni di storia del costume in più alle spalle, con più mondana leggerezza, con non minor angoscia, ma con meno poesia - con il geniale ciclo bergmaniano di Scene da un matrimonio.
Che cos’è la cosa misteriosa chiamata amore di cui parla la bella canzone di Cole Porter che accompagna i titoli di testa? Il matrimonio è veramente un “paraurti contro la solitudine”? E non c’è altro modo per vivere insieme che frustrarsi reciprocamente? Nel disegnare le sue scene da due matrimoni, da qualche flirt di consolazione, dalla crisi dell’andropausa, Woody Allen si pone interrogativi certo meno alti di quanto non abbia fatto in Crimini e misfatti o in Ombre e nebbia, ma dà risposte più viscerali e altrettanto dolorose.
Si sorride perché ci si riconosce. Woody Allen è Gabe Roth, scrittore di insuccesso, professore di creative writing alla Columbia, sposato da dieci anni con Judy (Mia Farrow), che è editor in una rivista di architettura. “Tu usi il sesso per esprimere qualsiasi emozione tranne l’amore,” lo accusa lei. Ma insieme, per dirla bergmanianamente, spazzano ogni giorno lo sporco sotto il tappeto, si immalinconiscono reciprocamente, rimuovono la verità che l’amore è morto. L’altra coppia è costituita da Jack (il regista Sydney Pollack), un brillante uomo d’affari perennemente tentato dalle piccole avventure mercenarie, e da Sally (Judy Davis), che lavora in una specie di “Italia Nostra”, ma non abbastanza da non sentire il vuoto di passione della propria vita. Quando Jack e Sally improvvisamente e tranquillamente annunciano che stanno per separarsi, Judy, forse perché la decisione dei due la costringe ad affrontare la stagnante realtà del suo matrimonio, dà quasi in escandescenze.
La campana del disastro matrimoniale suona anche per lei. Nell’arco di un anno e mezzo - il tempo della finzione del film - Sally viene spinta da Judy tra le braccia di un fascinoso collega (Liam Neeson), Jack si mette con una ragazzotta istruttrice di aerobica e cultrice di astrologia, e Gabe viene tentato per un attimo dalla devozione e dalla civetteria di una sua allieva, Ram (Juliette Lewis), del cui racconto “Il sesso orale e l’età della decostruzione” è un grande ammiratore... Ma la storia dello schermo ha poco in comune con la storia dei rotocalchi. Ram ha sì vent’anni, ma non profuma di nursery. È affascinata dal maestro così come lo è stata da altri cinquantenni, ma è una ragazza di talento che sa pensare con la sua testa, tanto da scagliarsi con critiche ben argomentate contro i parti letterari del povero Gabe. Il quale è in crisi da andropausa sì, tentato sì dalla civetteria di lei, ma saggio quanto basta per non lasciarsi andare.
Questo non impedisce che le basi ormai corrose del suo matrimonio cedano. La “passiva aggressiva” Judy -come la definisce il suo primo marito, spiritosamente incarnato dall’ex presidente della Yale University, Benno Schmidt - è stata morsa anche lei dal demone dell’infelicità e dal desiderio di cambiare. La ritroveremo sposata a Liam Neeson, mentre Jack e Sally si rimettono insieme, forse solo per paura del vuoto sentimentale.
Qualche volta può disturbare il modo fintamente documentaristico scelto da Woody Allen per girare buona parte del film - la camera a mano del sempre bravissimo Di Palma che sventaglia tra i personaggi come in un reportage o in un cinéma-vérité, gli “attacchi sull’asse” di godardiana memoria come se un ipotetico montatore volesse usare tutto il materiale a disposizione, i personaggi che parlano direttamente in macchina, rivolti a un invisibile interlocutore che, se all’inizio si potrebbe scambiare per un analista, si rivela presto un onnisciente intervistatore-narratore. Ma ne esce una sofisticata e amara educazione sentimentale, in cui le risate nascono meno dalla battuta che dalla drammaturgia disperatamente autentica delle situazioni e dalla forza del déjà vu. E qualche volta ci si sente a disagio, come sembrano a disagio in questa prefigurazione del loro disastro coniugale sia Mia Farrow sia Woody Allen, che confessa, nel sottofinale, “mi sono reso conto che ho sciupato tutto”.
In ogni caso, la trionfatrice del film è Judy Davis, che con i suoi perfetti tempi comici è l’ultima sublime incarnazione delle grandi nevrotiche chic di Woody Allen (e se lo spettatore si chiederà che cosa diavolo sono il porcospino e la volpe di cui parla mentre fa, infelicemente, l’amore, dovrà andare a leggere fl riccio e la volpe di Isaiah Berlin, per scoprire il sénso della citazione della sofisticata signora). La tallona per bravura Juliette Lewis (ma dovrebbe fare attenzione che i suoi vezzi non diventino manierismi). Ed è bravissimo Sydney Pollack, cui è affidata la sola scena violenta del film, quando, seccato per la stupidità dei discorsi fatti dalla sua ragazza davanti ai suoi amici intellettuali, la malmena e la umilia. Sono questi i crimini e i misfatti di cui è fatta la vita. Forse anche perché, come dice Gabe, “la vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione”?

Da Irene Bignardi, Il declino dell’impero americano, Feltrinelli, Milano, 1996

Gabe e Judy (Woody Allen e Mia Farrow), insieme da una decina d'anni, formano una coppia in apparenza senza problemi. Mai uno screzio, stessi interessi, un solo piccolo contrasto: lei vorrebbe un figlio, lui no. Sembra altrettanto solido anche il rapporto tra Jack e Sally, i loro migliori amici, ma non è così. E infatti, all'improvviso, i due rendono nota la decisione di separarsi, senza un motivo preciso, a parte la stanchezza e la voglia di provare qualche cosa di nuovo, ora che i figli sono grandi. La notizia, accettata abbastanza agevolmente da Gabe, sconvolge Judy. La donna non sa darsi pace, non capisce, sente che in qualche modo la vicenda la riguarda da vicino. E in effetti tra lei e il marito non va poi tanto bene. Ne sono una spia le attrazioni di entrambi per persone dell'altro sesso sul rispettivo posto di lavoro. Gabe, professore e narratore, non è insensibile al fascino di Rain, giovane studentessa tanto dolce e presa, carina quanto dotata di talento letterario; Judy guarda con simpatia al collega Michael anche se, in vena di pasticci sentimentali, lo presenta a Sally, disperata per aver scoperto il marito con una nuova compagna. Le cose, tuttavia, sono destinate a cambiare ancora, rovesciando specularmente la situazione di partenza: Sally e Jack tornano insieme, mentre proprio Gabe e Judy si dividono senza speranza di potersi reincontrare. Si sorride ancora con Mariti e mogli di Woody Allen, ma a denti molto stretti: le battute fulminanti, che non mancano, sono messe in secondo piano dall'inesorabile analisi di sentimenti e comportamenti. Allen opera una scelta stilistica coraggiosa e intelligente: tutto il film sembra girato da un cineamatore, quasi una cronaca di famiglia in super8, con i personaggi che di tanto in tanto si rivolgono direttamente verso la macchina da presa.

Da Il Sole-24 Ore

 

Un televisore con vecchie immagini di Albert Einstein, intanto una voce fuori campo ricorda la sua frase celeberrima «Dio non gioca a dadi con l'universo»: così inizia Mariti e mogli. L'inquadratura è poco accurata, tremolante. Ha l'aria d'esser casuale. «Forse non a dadi - commenta Gabe, su cui si sposta la macchina da presa con un breve movimento verso destra -, ma certo Dio gioca almeno a rimpiattino.» Subito, imprevedibile e nervoso, l'obiettivo si mette a rincorrere Gabe e Judy: li cerca da un capo all'altro di una stanza, evita pareti e colonne, li rintraccia in un corridoio, dietro una porta. Arrivato su un volto, ci si sofferma ansimante e curioso, lo "tiene", lo scruta. Ma non può evitare d'essere fulmineamente attratto dall'altro, dalla sua voce, dalla sua presenza. E allora di nuovo parte l'affanno della ricerca. Sul set, dietro l'operatore, stava Carlo Di Palma, direttore della fotografia: lo guidava, ne dirigeva lo sguardo. Nessuna (apparente) preoccupazione tecnica. Nessun controllo della stabilità della ripresa. Anzi, quel che si voleva ottenere era una parvenza di improvvisazione, di contemporaneità ingenua e amatoriale tra vicenda e scelta di inquadratura. Il risultato? La macchina da presa è essa stessa un personaggio di Mariti e mogli: soffre le emozioni degli altri personaggi, se ne lascia sopraffare, si rivolge a loro per interrogarli con primi piani incombenti. La sua soggettività e la sua emotività ci si rivelano attraverso la voluta, insistita inadeguatezza tecnica.
Qualcuno ha parlato di stile documentaristico e oggettivo, come per Zelig (1984): non dategli proprio retta. Come da tempo accade nei suoi film Woody Allen stempera i contorni e il ruolo del proprio personaggio, della propria maschera. Le sue nevrosi restano, ma perdono centralità narrativa. Ne viene così una comicità più attenuata, talvolta addirittura marginale, ma in compenso più sottile. «Perché non scrive più quelle storielle così divertenti?», si fa chiedere Gabe-Woody dalla madre di Rain. Un modo indiretto per prendersi gioco di chi, da lui, si aspetta più conferme che novità. Il centro di Mariti e mogli, dunque, è disperso e plurale. Gabe non è protagonista in misura maggiore di Judy, né Judy di Sally o Jack, di Rain o Michael. Se un centro comunque si vuole indicare nel film, quel centro è proprio l'occhio della macchina da presa, la sua soggettività, la sua emotività messa a confronto con quelle di Gabe, Judy, Sally, Jack, Rain Michael.
Il cinema di Allen è morale. Lo è non tanto per i suoi contenuti. Sarebbe moralistico, in questo caso. Lo è invece per la sua ricerca di un punto di vista esterno ai fatti, da cui appunto valutarli moralmente. Dopo Crimini e misfatti (1989), è in Mariti e mogli che questo riesce al meglio: il punto di vista morale (non moralistico) è conquistato proprio dall'occhio del cinema divenuto personaggio, ed è tenuto saldamente. Lo sguardo soggettivo della macchina da presa è triste e insieme dolce, come la luce dorata e calda della New York fotografata da Di Palma. Quello sguardo segue, anzi insegue gli altri personaggi: non per giudicarli, non per colpevolizzarli. Non esiste - non esiste più da tempo, nel cinema di Allen - la possibilità stessa di una oggettiva attribuzione di colpa. Gli uomini vivono in un universo indifferente(Crimini e misfatti, ancora). Il giudizio morale non è "fondato", non è assoluto. Non è moralistico, appunto. È invece un prodotto, molto umano, della partecipazione al dolore degli individui: è suscitato e reso legittimo da una sofferta comprensione della loro fragilità, della loro precarietà indifesa. Sally, frigida, fa e si fa del male con una specie di coazione distruttiva. Il marito Jack, in cerca di gratificazioni erotiche, s'illude di fuggire rifugiandosi in un amore riposante e stupido. Tornano insieme quando riconoscono l'inevitabilità del loro rapporto: accettano che ín esso la passione resti sconfitta, si rassegnano al grigio rassicurante della vita. Judy, apparentemente indifesa, "costruisce" la sua storia erotica e sentimentale. Un divorzio dopo l'altro, un matrimonio dopo l'altro, non lascia scampo ai suoi partner. Gabe, cinquantenne, vorrebbe tornare a sentire quel che non sente più. Ci prova con Rain, ventunenne e per questo ancora spavaldamente irrequieta, ma poi rimpiange la quieta dolcezza dell'amore perduto di Judy. Michael cerca il sentimento assoluto, definitivo, ma si lascia condurre per mano da un grande amore provvisorio all'altro. Chi è vittima e chi colpevole, in questo inconsapevole ferire e ferirsi? Inutile cercare la risposta nelle parole dei personaggi. Il film ne è pieno, ma su di esse prevale la compassione morale dell'occhio cinematografico, la sua passione con “Gabe”, Judy, Sally, Jack, Rain, Michael, come può condannarli quell'occhio, sapendo che anche con loro Dio gioca a rimpiattino?

Da Il Sole-24 Ore

da "Il Mereghetti 2000":

Scene di un matrimonio newyorkese, raccontate nervosamente in una confessione (all'analista? al pubblico? all'obiettivo?) che spesso assume le sembianze, sempre fantasmatiche, di un'intervista. Con uno stile molto lontano dalla compostezza delle opere precedenti (macchina da presa mobilissima, voci che si accavallano con in effetti siccede nella vita reale), Allen mette a punto una radiografia della coppia intelletuale tanto spietata quanto sincera e sofferta: che decidano di rimanere uniti o meno, i mariti e le mogli non possono comunque evitare di fare i conti conla sconfitta dei propri desideri e la condanna alla perpetua insoddisfazione. "Io e Annie" appartiene a un'altra epoca: più nevrotica, ma certamente più vitale. Qui mancano sia il senso dell'umorismo che la tragedia: il cinema verità, secondo Allen, è un docu-dramma dove ogni passione è spenta, oppure fallace (inevitabili i raffronti con la crisi che ha portato alla tormentata separazione nella vita reale tra Allen e sua mogli Mia). Generazionale, ma raccomandabile a partire dai trent'anni.

Sali   


da "Segnalazioni Cinematografiche":

Questo amaro film di Woody Allen presenta temi già da lui più volte trattati: i problemi e le crisi di coppia; l'amore, il sesso, gli scambi di partner, la atmosfera aberrante delle grandi città moderne; la mancanza di assoluta di veri sentimenti fra i personaggi. Ma, se altre volte questo autore aveva creato dei capolavori sugli stessi argomenti, stavolta egli appare ripetitivo e monocorde: sembra che egli manovri dei pupazzi vuoti, dei mostri di egoismo, che parlano o tacciono, ma restano burattini. Si può notare che la evidente e costante scontentezza dei personaggi è un chiaro sintomo del loro fallimento, dei loro errori, ma è un elencare solo indiretto. Infatti per il resto è inaccettabile. Apprezzabile la fotografia di Carlo Di Palma coi suoi toni dorati, aderenti ai personaggi sono tutti gli attori: Mia Farrow (Judy), Sally Davis (Sally), lo stesso Allen (Gabe), e il regista Sydney Pollack, che interpreta il ruolo di Jack.

 

 

CREDITI COMPLETI: Mariti e mogli

Directed by
Woody Allen

Writing credits
Woody Allen

Cast (in credits order)
Nick Metropolis .... TV Scientist
Woody Allen .... Gabe Roth
Mia Farrow .... Judy Roth
Sydney Pollack .... Jack
Judy Davis .... Sally
Jeffrey Kurland .... Interviewer/Narrator
Bruce Jay Friedman .... Peter Styles
Cristi Conaway .... Shawn Grainger
Timothy Jerome .... Paul
Rebecca Glenn .... Gail
Juliette Lewis .... Rain
Galaxy Craze .... Harriet
Lysette Anthony .... Sam
Benno Schmidt .... Judy's Ex-Husband
John Doumanian .... Hamptons' Party Guest
Gordon Rigsby .... Hamptons' Party Guest
Liam Neeson .... Michael
Ilene Blackman .... Receptionist
Ron Rifkin .... Rain's Analyst
Blythe Danner .... Rain's Mother
Brian McConnachie .... Rain's Father
Ron August .... Rain's Ex-Lover
John Bucher .... Rain's Ex-Lover
Matthew Flint .... Rain's Boyfriend
Jerry Zaks .... Dinner Party Guest
Caroline Aaron .... Dinner Party Guest
Jack Richardson .... Dinner Party Guest
Nora Ephron .... Dinner Party Guest
Ira Wheeler .... Dinner Party Guest
Kenneth Edelson .... Gabe's Novel Montage
Michelle Turley .... Gabe's Novel Montage
Victor Truro .... Gabe's Novel Montage
Kenny Vance .... Gabe's Novel Montage
Lisa Gustin .... Gabe's Novel Montage
Anthony Nocerino .... Gabe's Novel Montage
Philip Levy .... Taxi Dispatcher
Connie Picard .... Banducci Family
Steven Randazzo .... Banducci Family (as Steve Randazzo)
Tony Turco .... Banducci Family
Adelaide Mestre .... Banducci Family
Jessica Frankston .... Birthday Party Guest
Merv Bloch .... Birthday Party Guest

rest of cast listed alphabetically
Fred Melamed .... Mel (uncredited)

Produced by
Robert Greenhut .... producer
Joseph Hartwick .... co-producer
Charles H. Joffe .... executive producer
Thomas A. Reilly .... associate producer (as Thomas Reilly)
Helen Robin .... co-producer
Jack Rollins .... executive producer

Cinematography by Carlo Di Palma

Film Editing by Susan E. Morse

Casting by Juliet Taylor

Production Design by Santo Loquasto

Art Direction by Speed Hopkins

Set Decoration by Susan Bode

Costume Design by Jeffrey Kurland

Makeup Department
Fern Buchner .... makeup artist
Romaine Greene .... hair stylist

Production Management
Joseph Hartwick .... production manager (as Joseph Hardwick)

Second Unit Director or Assistant Director
David S. Hamby .... dga trainee (as David Hamby)
Justin Moritt .... second second assistant director
Richard Patrick .... second assistant director
Thomas A. Reilly .... first assistant director (as Thomas Reilly)

Art Department
Joseph Alfieri .... stand-by carpenter (as Joe Alfieri)
Vincent Guarriello .... chief construction grip
Glenn Lloyd .... art department coordinator
James Mazzola .... property master
Ron Petagna .... construction coordinator
Cosmo Sorice .... stand-by scenic artist
James Sorice .... master scenic artist
Dave Weinman .... set dresser

Sound Department
Gina Alfano .... assistant sound editor
Lee Dichter .... sound re-recording mixer
Tom Foligno .... assistant sound editor
Frank Graziadei .... sound recordist
Robert Hein .... sound editor (as Bob Hein)
James Sabat .... production sound mixer
Louis Sabat .... boom operator

Other crew
Tom Amos .... production assistant
Kent Blocher .... assistant film editor
Tracy Bonbrest .... production assistant
Tristan Paris Bourne .... production assistant (as Tristan Bourne)
Ronald Burke .... best boy grip
Michael Caracciolo .... assistant camera
Kay Chapin .... script supervisor
Bill Christians .... wardrobe supervisor: men
Drew Dillard .... location scout
Antoine Douaihy .... location scout
Liz Dubelman .... second assistant camera
Patricia Eiben .... wardrobe supervisor: women
Tony Fleming .... production assistant
John Fortunato .... camera trainee
Lauren Gibson .... costume assistant
Michael Green .... assistant camera
Brian Hamill .... still photographer
David Hummel .... production assistant (as Dave Hummel)
Sam Hutchins .... production assistant
Michael Jackman .... assistant production auditor
Scott Kordish .... production associate
William Kruzykowski .... assistant film editor
Bernie Leighton .... musician: piano
Leslie Loftis .... production assistant
Peter Lombardi .... production auditor
Brian Mannain .... studio manager
Jim Manzione .... best boy electric
Harold 'Whitey' McEvoy .... transportation captain
Eric Mendelsohn .... assistant costume designer
Dick Mingalone .... camera operator
Meagan Monaghan .... location scout (as Megan Monaghan)
Lois Nalepka .... assistant production coordinator
Ray Quinlan .... gaffer
Ilyse A. Reutlinger .... assistant: Mr. Greenhut (as Ilyse Reutlinger)
Dana Robin .... location manager
Helen Robin .... production coordinator
Laura Rosenthal .... casting associate
Julie Sriro .... assistant: Mr. Allen
Christina Stauffer .... production assistant (as Tina Stauffer)
Peter Tavis .... transportation captain
Joseph Trammell .... video (as Joe Trammell)
Carl Turnquest Jr. .... projectionist
Robert Ward .... key grip (as Bob Ward)
Gilbert S. Williams .... production assistant (as Gilbert S. Williams Jr.)
Nicholas Wolfert .... production assistant
Tom Yeager .... production assistant
Tim Monich .... dialect coach (uncredited)
Lucille Smith .... studio representative (uncredited)
Joseph Zolfo .... location assistant (uncredited)