Melinda & Melinda
regista, sceneggiatore dvd8 Anno: 2004
   (Melinda and Melinda)

Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Montaggio: Alisa Lepselter
Scenografia: Santo Loquasto
Costumi: Judy Ruskin Howell

Film godibile che alterna stile drammatico alla commedia, stessa storia da due punti divista diversi.


Interpreti: Radha Mitchell (Melinda), Will Ferrel (Hobie), Amanda Peet (Susan), Andy Borowitz (Doug), Josh Brolin (Greg), David Aron Baker (Steve), Chloe Sevigny (Laurel)

Nazione: USA
Produz:
Fox Searchlight Pictures
Durata:
100'
Genere:
commedia, drammatico

Filmografia


LA TRAMA: Melinda & Melinda

New York. Quattro amici sono a cena fuori. Un aneddoto scatena una discussione tra gli scrittori Max e Sy sulla duplice natura del dramma umano, simbolizzato dalla maschera teatrale comica/drammatica. Da qui si sviluppa un racconto comico, che viene poi contrapposto ad una versione drammatica della stessa storia - ugualmente centrata su una donna alquanto enigmatica di nome Melinda.


APPROFONDIMENTI: Melinda & Melinda

24-12-2004 - Natale con Woody Allen: nel giorno della vigilia abbiamo scelto di parlare di religione con il regista più ateo d'America.

Gli abbiamo chiesto qual è il suo rapporto con Dio.

"Ho la sensazione che i sentimenti religiosi che sono genericamente diffusi nel mondo e che rientrano sotto la definizione di religione organizzata non abbiano molto senso né fondamento. Sono soltanto una perdita di tempo, qualcosa di corrotto e di cattivo e non ho nulla di positivo da dire sulle religioni".

Per stemperare il clima ecco subito una battuta di Woody Allen tratta da uno dei suoi libri appena ripubblicati.

  • A proposito di Dio
    Mio Dio, mio Dio! Cosa hai fatto tu, di recente?

    In questo periodo, a volte, viene voglia di chiederselo. E con Woody Allen abbiamo anche parlato del rigurgito fondamentalista, quello cattolico nel suo paese e quello musulmano in altre parti del mondo.

    "Penso che l’attuale ritorno di spinte religiose, che si stanno verificando nel mio paese ma fondamentalmente in tutto il mondo, non ha nulla a che vedere con la religione ma molto più con la politica, la psicologia, la corruzione. La religione viene strumentalizzata ed utilizzata come scusa per motivi politici o per fomentare conflitti psicologici. Ma ciò non ha nulla a che fare con i sentimenti dell’essere umano che si interroga sulla sua presenza nel mondo, sull’esistenza di Dio o sulla sua mancanza".

    Ancora il Woody-pensiero..

  • Non solo Dio non esiste, ma provate a cercare un idraulico nel week end.

    Come è cambiata negli anni la sua idea di Dio?
    "Sono sempre stato più razionale che religioso, fondamentalmente sono un ateo, credo che tutti in realtà dovrebbero essere agnostici, perché non potremo mai avere la certezza dell’esistenza di Dio. Io non credo in Dio, non vi ho mai creduto e credo che non ci crederò in futuro. Ciò che più si avvicina alla ricerca di una maggiore comprensione dell’esistenza, rispetto a quello che riguarda il grigio messaggio della fisica quantistica, in cui il mondo viene spiegato dalla scienza, non sarà né piacevole né confortante. Questo è il massimo a cui penso di arrivare".

    Altre pillole di saggezza.

  • Non credo in Dio perché se Dio c’ è allora spiegami, zio, perché esistono la povertà e la calvizie? Perché alcuni uomini attraversano l’esistenza immuni da migliaia di nemici mortali del genere umano, mentre altri si beccano un’emicrania che dura settimane?

    Che cosa rappresenta per lei il Natale?
    "Il Natale non ha mai significato niente per me, eccetto il fatto che non si andava a scuola. Quella per me era l’unica cosa importante perché io non sono religioso e dunque le vacanze che potevamo fare per motivi di religione, che fosse cristiana, musulmana o ebraica, erano l’unica cosa che mi importasse veramente".

    Abbiamo chiesto a Woody Allen di raccontarci cosa il Natale rappresenta oggi per le nostre società.
    "Il Natale, secondo me, è una festa per i vincenti e non per i perdenti. Se sei un vincente vai in giro a fare regali e a scambiarteli con gli altri. Se sei un perdente e sei solo in una camera di un albergo è davvero terribile. Io non ho una grande idea del Natale. Dal punto di vista estetico mi piace: la neve, gli alberi addobbati sono belli da guardare. Ma il significato religioso, il consumismo natalizio, il fatto che le cose costino molto di più, mi disgusta".

    Finiamo con il sorriso, a proposito di vincenti e perdenti, con il Capodanno di Francis Scott Fitzgerald raccontato da Woody Allen.

  • Ricordo una notte in cui Scott Fitzgerald e sua moglie tornarono a casa dalla festa di Capodanno. Era aprile. Non avevano consumato altro che champagne nei tre mesi trascorsi, e una settimana prima, in abito da sera, avevano guidato per scommessa la loro limousine, giù da un’altura di trenta metri sopra l’oceano. C’era qualcosa di autentico nei Fitzgerald. I loro valori erano elementari.


    Puntata di giovedì 23 dicembre
    ''I RAPPORTI TRA UOMINI E DONNE? GLI STESSI DA 5MILA ANNI''

    L’argomento preferito di Woody Allen: le donne che, nella vita e nel cinema, lo hanno sempre affiancato. Da Mia Farrow a Diane Keaton, fino alla sua ultima compagna che è anche sua figlia adottiva Soon Yi.

    E una donna è anche la protagonista di 'Melinda e Melinda', il suo film uscito ieri nei cinema di tutta Italia. La stessa attrice, Radha Mitchell, interpreta due tipologie femminili diverse: quella destinata alla tragedie e quella votata alla commedia.

    A Woody Allen abbiamo chiesto quale delle due donne ha amato di più.

    "Personalmente, preferisco quella comica perché è più piacevole starle vicino. Nella mia vita sono stato sempre coinvolto da donne piene di problemi ed è triste, debilitante, una gran perdita di tempo. Magari incontri una donna molto bella all’apparenza, molto carismatica ma la gravità dei suoi problemi fa in modo che sia impossibile divertirsi con lei. Quindi, se incontri qualcuno che invece riesce a divertirsi, che ha senso dell’umorismo, hai la possibilità di sopravvivere..."

    Il tema del doppio è assolutamente ricorrente nel pensiero di Woody Allen sulle donne: sentite quello che scrive sui libri, appena ripubblicati in Italia a cura di Daniele Luttazzi, 'Senza piume', 'Effetti collaterali' e 'Rivincite'.

  • Non voglio dire che la donna con cui vivevo, la scintillante e anche profonda Olive Chomsky, fosse una racchia. Forse, era il fatto che quando la luce colpiva Olive da una certa angolatura, inspiegabilmente, ricordava mia zia Rifka. Forse era questo tabù dell’incesto o forse era solo che un volto e un corpo come quelli di Tiffany Schmeederer compaiono una volta ogni milione di anni e, di solito, prennunciano un’era glaciale o la distruzione del mondo tra le fiamme. Il punto è che le mie esigenze richiedevano il meglio di due donne.

    Non è un concetto propriamente femminista ma è pure vero che Allen ha un’ammirazione vera per le donne, sempre più protagoniste dei suoi film.

    Forse perché le donne hanno, più degli uomini, la capacità di vedere il positivo e il negativo di ogni situazione?
    "Ho due risposte per questa domanda. La prima è che per qualche motivo che non so, io riesco a scrivere i personaggi femminili meglio rispetto a quelli maschili, anche se non è sempre stato così: l’ho acquisito con il tempo e l’esperienza. E’ anche possibile che, essendo io un uomo, trovo che le donne in generale siano più complesse degli uomini e quindi più interessanti degli uomini da raccontare in un film o in un'opera teatrale.

    Ecco un'altra perla di Woody Allen, questa volta sulle storie che finiscono.

  • Alla fine non ho dovuto rompere con lei perché fortuna ha voluto che sia fuggita in Finlandia con un tizio che di professione fa il deforme in un circo. Tutto per il meglio, immagino, anche se ho avuto un altro di quegli attacchi in cui comincio a tossire con le orecchie

    Le donne nei film di Allen: 'Io ed Annie' è del '77, 'Manhattan' del '79. Il regista affronta il tema dei rapporti fra uomini e donne da trent’anni. Gli abbiamo chiesto se, secondo lui, sono cambiati nel tempo.
    "Nulla è cambiato e nulla cambierà nei rapporti tra uomini e donne. I problemi che io ho avuto nei rapporti con le donne più o meno sono gli stessi che hanno vissuto uomini e donne 5mila anni fa. Questa è la ragione per cui ho sempre ritenuto che fosse interessante scriverne. Quando ho iniziato a scriverne, tanti anni fa, ho trovato questa materia molto più interessante della politica, che invece cambia continuamente. I problemi che affliggono l’essere umano, come quelli dei rapporti tra gli uomini e Dio, tra gli uomini e le donne sono temi che rimarranno costantemente presenti".

    Un’ultima battuta di Woody Allen sulle donne.

  • Mi feci la barba e presi del caffè nero mentre ripassavo le dispense del Monark College. Non era passata neanche un’ora quando sentii bussare alla porta. Aprii e mi trovati davanti una rossa che era impacchettata nelle sue brachette come due grandi cucchiaiate di gelato alla vaniglia. Ciao, sono Cherry...

    Woody Allen torna domani per l’ultimo appuntamento, tutto natalizio, alle 10.45 su Radio Capital.


    Puntata di mercoledì 22 dicembre
    ''HOLLYWOOD? NULLA DI SERIO, SOLO EFFETTI SPECIALI DA 100MLN DI DOLLARI''

    Terzo appuntamento con Woody Allen. Ieri abbiamo sviscerato la sua passione per la musica e la radio, oggi parliamo di cinema.

    Nel suo nuovo film, ‘Melinda e Melinda’, che esce oggi in tutta Italia, non recita ed è un peccato, perché nessuno sa porgere le sue battute come lui. Come spesso accade nei suoi film, il regista ha messo tra i personaggi un suo alter ego: stavolta ha scelto il comico americano Will Farrell.

    A Woody Allen abbiamo chiesto perché non ha interpretato direttamente lui il personaggio.

    “Io avrei voluto enormemente interpretare questo ruolo ma il prossimo anno compirò settant’anni e, quindi, quel ruolo non era adatto a me. Ci voleva un attore molto più giovane, non sarei stato credibile. Mi sarebbe molto piaciuto ma l’età non lo consente, non posso fare come Martha Graham che a 90 anni continuava a ballare. Nel cinema non funziona.”

    Ma il fatto di non recitare nei suoi film è una scelta temporanea o anche nel futuro rimarrà sempre dietro la macchina da presa?
    “No. Solitamente quando scrivo un film se c’è un buon ruolo per me preferisco interpretarlo, in questo film però non c’era un personaggio giusto per me. Non sono un attore drammatico e quindi non potevo recitare nella parte drammatica del film e per quella comica avevo bisogno di un attore molto più giovane di me. Ironicamente, anche il prossimo film sarà senza di me perché non c’è nessun ruolo adatto a me, ma sono sempre molto contento quando nei miei film c’è un personaggio a cui posso contribuire.”

    Ecco il Woody Allen-pensiero pescato dai suoi tre libri appena ripubblicati, ‘Senza piume’, ‘Effetti collaterali’, ‘Rivincite’, la cui edizione italiana è curata da Daniele Luttazzi.

    Idea per una commedia
    Un personaggio basato su mio padre, ma senza un alluce così prominente. Viene mandato alla Sorbona a studiare l’armonica. Alla fine muore, senza mai realizzare il suo sogno: sedersi fino alla cintola nel sugo. Vedo un brillante finale per il secondo atto dove due nani scoprono una testa decapitata in un carico di palloni d pallavolo...

    Nel frattempo Allen ha già finito il prossimo film, ci siamo fatti anticipare tutto…
    “Il film che ho appena finito di girare a Londra si intitola ‘Match point’ e ha per protagonisti Scarlett Johansson, Matthew Goode e Penelope Mortimer. E’ un film molto serio che tratta dell’importanza della fortuna. E’ come quando, colpendo una pallina, questa va a finire sulla rete e, a seconda della metà campo in cui cade, hai vinto o perso. Cerco sempre di fare buoni film, alle volte ci riesco e altre no, questa volta sono stato fortunato perché è venuto bene. Tutti i vari pezzi del puzzle si sono messi insieme nel modo giusto e non vedo l’ora di mostrarlo al pubblico.”

    Deve essere proprio un bel film, il prossimo, perché Allen sa essere molto critico con le sue creature. Sentiamo a questo proposito una delle sue battute surreali...

    Ieri notte ho bruciato tutte le mie commedie e le mie poesie. L’ironia è che mentre stavo bruciando il mio capolavoro, 'Pinguino buio', la stanza ha preso fuoco e adesso sono stato denunciato da certi Pincunk e Schollser. Kierkegaard aveva ragione...

    In America non ci sono molti autori del suo calibro. E’ dovuto a una mancanza di talento o ad una certa chiusura dell’industria cinematografica americana?
    “Il problema dell’industria cinematografica americana è puramente finanziario. Abbiamo autori ricchi di talento ma negli Stati Uniti attualmente l’industria cinematografica è interessata solo a fare molti, molti soldi e soprattutto commedie comiche perché il pubblico vuole questo e non vuole storie drammatiche. La gente vuole solo ridere. L’industria cinematografica non fa che dare al pubblico quello che vuole, nulla di serio, solo effetti speciali, film da 100-200 milioni di budget.”

    Teniamocelo stretto allora questo quasi settantenne Woody Allen, che ci regala anche quest’anno la possibilità di un Natale alternativo al blockbuster.

    Domani parleremo con lui di uno dei suoi argomenti preferiti, le donne e del rapporto tra i sessi…


    Puntata di martedì 21 dicembre
    MUSICA, WOODY! ''I MIEI RADIO DAYS''

    Parliamo di musica, l’altra grande passione di Woody Allen. A un soffio dai settant’anni, oltre all’energia di fare un film all’anno e mantenere diverse famiglie, il nostro ospite ha anche quella di girare il mondo suonando il clarinetto con la sua jazz- band. Ecco cosa ci racconta di questi concerti.

    “In modo alquanto ridicolo la mia band è diventata un’attrazione. Abbiamo iniziato a suonare in un salotto per divertimento e siamo arrivati al punto in cui la gente viene a vederci. Io amo suonare ma non sono bravo, non è uno dei miei doni. Ma suono con grande entusiasmo e amo ogni secondo di questi concerti, è sorprendente vedere quanta gente venga a vederci. Gli altri componenti del gruppo sono buoni musicisti ma io riesco a provare solo mezz’ora al giorno, non ho un buon orecchio ma il mio entusiasmo è genuino.”

    Ed una delle storielle più divertenti sulla musica pescate dai libri di Woody Allen, ‘Rivincite’, ‘Senza piume’ ed ‘Effetti collaterali’, ora ripubblicati a cura di Daniele Luttazzi.

  • New Orleans: un’orchestrina jazz sotto la pioggia al cimitero suona inni mesti mentre un morto viene calato nella fossa. Poi attaccano una marcetta allegra e cominciano la parata che torna in città. A metà strada qualcuno si rende conto che hanno sepolto l’uomo sbagliato. Per di più i due non si conoscevano neppure. La persona sepolta non era morta, neppure malata, infatti stava cantando uno yodel.

    Woody Allen ha tenuto due concerti in Italia nei giorni scorsi, a Venezia e a Roma, al Sistina, in una serata di beneficenza. A vederlo seduto al centro del palco, circondato dai suoi musicisti, la gambetta sinistra impazzita nel ritmo, ci è sembrato che Woody Allen si divertisse come un bambino. Quando lo abbiamo incontrato glielo abbiamo fatto notare.
    “Sono davvero contento quando suono perché è un’ottima distrazione per me. Quando suono sono concentrato e non penso ai problemi del mondo e della vita, a quelli miei e degli altri. Anche se mi vedeste quando gioco a basket con gli amici pensereste che sono felice, perché sono distratto. E’ lo stesso quando scrivo un film. E’ quando ti svegli nel pieno della notte e non hai niente da fare e cominci a pensare che ti rendi conto di quanti problemi bisogna affrontare. Dunque, non sono sempre come mi vedete sul palco, in quel momento sono semplicemente distratto da tutto il resto.”

    La scelta di suonare anche “O bella ciao”, che qui in Italia ha un significato politico, legato alla resistenza, è stata voluta?
    "Anche noi conosciamo quella canzone e abbiamo pensato che al pubblico italiano piacesse ascoltarla e quindi l’ho scelta. Anche a noi piace. Ma non c’era una speciale intenzione politica, anche se conosciamo il suo significato. Certo se si fosse trattato di un coro della destra non l’avremmo cantato anche se lo conoscevamo".

    Ed ecco un Altro pensiero del Woody Allen musicale, questa volta un’immagine legata al balletto.

  • Si ode musica di una bellezza insopportabile, mentre si alza il sipario e vediamo un bosco in un pomeriggio d’estate. Un cerbiatto entra ballando e mordicchia lentamente delle foglie. Si trascina lentamente tra il morbido fogliame. Di colpo comincia a tossire e cade stecchito.

    Uno dei suoi film più amati è senz’altro ‘Radio days'. Quanto è cambiata la radio, il suo mezzo preferito, dai tempi gloriosi in cui si svolge il film ad oggi?
    “Negli Stati Uniti la radio è cambiata molto da quando ero giovane. Quando ero un ragazzino la radio era tutto, non c’era la televisione e la gente era incollata alla radio. La radio ha il vantaggio di poter essere ascoltata senza prendere totalmente la tua attenzione. Sono cresciuto accendendo la radio la mattina per sentire della buona musica, Frank Sinatra, Billie Holiday, Duke Ellington e, nel frattempo, mi vestivo, facevo colazione. La radio andava e intanto tu potevi fare qualsiasi cosa. Ora è diverso. Negli Stati Uniti ha un’importanza minima rispetto alla televisione. Magari le persone l’ascoltano in macchina, quando vanno al lavoro ma raramente l’ascoltano a casa: è la televisione che è sempre accesa. Quando ero giovane c’erano attori radiofonici famosi. Ora ci sono soprattutto programmi di notizie, tanta musica, spesso anche brutta. Gente matta che chiama e parla con le persone. Gli speaker sono dei matti e quelli che li chiamano ancora di più. Non so come sia negli altri Paesi ma negli Stati Uniti è così".

    Abbiamo spiegato a Woody Allen che Radio Capital non è così e che da noi i gloriosi Radio days durano anche nel terzo millennio!

    Domani parleremo con Woody Allen di cinema, dell’industria di Hollywood, della vecchiaia che arriva e da dove nascono le sue battute. Appuntamento a domani su Radio Capital.


    Puntata di lunedì 20 dicembre
    ''COMMEDIA E TRAGEDIA, I DUE VOLTI DELLA VITA''

    Natale con Woody Allen. A un soffio dai settant’anni, è in stato di grazia: è venuto a Roma per presentare il suo nuovo film, 'Melinda e Melinda' (nelle sale italiane dal 22 dicembre), in cui torna nel suo ambiente: la Manhattan degli intellettuali.

    Lo abbiamo incontrato, insolitamente loquace e di ottimo umore, malgrado i concetti apocalittici: vita, morte, dio, musica, politica, cinema. Concetti espressi, come di consueto, con molta ironia.

    'Melinda e Melinda' è la storia di due donne, che sono poi la stessa, interpretate dall’attrice Radha Mitchell, che vanno incontro a destini diversi: uno tragico, l’altro comico.

    Ecco cosa ci racconta Woody Allen sulla doppia faccia della vita.

    "Personalmente ho una visione tragica e pessimistica della vita. Certo, la stessa cosa puoi osservarla da due punti di vista diversi, ed è questa del resto l’idea del film. Ma se mi chiedete qual è il mio sguardo sulla vita, beh, è il più buio possibile. Il motivo per cui io vedo la vita solo da una prospettiva tragica è che, se pure provi ad a partire da un punto di vista comico, l’unica conclusione a cui puoi arrivare è che è talmente tragica che si può soltanto riderci sopra. Insomma, alla fine, tragedia e commedia sono la stessa cosa".

    Bisogna dire che proprio questa visione apocalittica della vita è la materia su cui Allen lavora per regalarci perle di incomparabile umorismo. A questo proposito, ci siamo andati a rileggere, anche perché appena ripubblicati, i suoi tre libri: 'Rivincite', 'Senza piume' e 'Effetti collaterali', la cui traduzione è curata da Daniele Luttazzi.

    Abbiamo scelto alcuni pensieri che ben si sposano agli argomenti dell’intervista. A proposito di pessimismo:

  • Ancora una volta ho cercato di suicidarmi. Stavolta bagnandomi il naso e infilandolo nella presa della corrente. Sfortunatamente, c’è stato un corto circuito e sono stato solo sbalzato sul frigo.
  • Mi arrovello costantemente, continuo a chiedermi se c’è una vita dopo la morte. E se sì, saranno in grado di cambiarmi un biglietto da venti?

    Insomma, per Woody Allen la vita è una tragedia e non solo nella quotidianità, la dimensione è assai più grande...

    "L’esistenza umana è in sé stessa una tragedia, al cui interno ci sono alcuni avvenimenti tristi e altri divertenti, ma sono circostanze banali rispetto al senso tragico che permea l’intera umanità. Gli eventi comici non sono altro che piccole oasi in un mare di tragedia, che conduce inevitabilmente verso il decadimento e la morte, che avrà come culmine la distruzione della terra, dell’universo e di tutta la materia. Più che in ogni altra epoca storica, l’umanità si trova ad un bivio: una strada porta alla disperazione e allo sconforto più assoluto. L’altra alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta giusta".

    Ma Woody Allen ci crede nel destino?

    "Credo fortemente che la fortuna abbia un ruolo importante nella nostra vita. Noi non ci rendiamo conto di quanto contino la buona o la cattiva sorte. Ci piace pensare di avere un controllo sulla nostra vita maggiore di quello che in realtà abbiamo. Non credo nel destino, ma nella sorte: sulla possibilità di attrarre la sfortuna. Qui entra in gioco anche l’elemento psicologico: c’è sicuramente chi contribuisce alla propria malasorte e all’esito tragico degli eventi".

    Woody Allen è notoriamente un democratico. A dare il colpo di grazia al suo umore, ci ha raccontato, è stata la recente rielezione di Bush...

    "Per me che sono sempre stato un pessimista la rielezione di Bush non ha fatto che confermare le mie brutte sensazioni, non mi aspettavo nulla di diverso... E’ una cosa triste ma è la democrazia, la maggioranza ha votato così, anche se è il peggio che potevamo avere".

    Arianna Finos  24-12-2004